La bozza del Piano nazionale di Ripristino della Natura, trasmessa ufficialmente dal Governo italiano alla Commissione Europea il 25 settembre e resa pubblica il 7 ottobre 2026 sul portale del Ministero dell’Ambiente, rappresenta una misura del tutto insufficiente a garantire la rigenerazione degli ecosistemi del Paese. A contestare con fermezza il testo elaborato dal Mase è un fronte compatto composto da 11 importanti organizzazioni: Blue Marine Foundation, CIPRA Italia, CISO, CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale), Federazione Nazionale Pro Natura, Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio – Difendiamo i territori, Greenpeace, Legambiente, Lipu, Slow Food Italia e WWF Italia. Secondo le associazioni, il documento recepisce unicamente interventi già in essere, segnando un grave arretramento nelle tutele per i centri urbani e tralasciando settori strategici come il mare e i corsi d’acqua.
Dall’esame dettagliato condotto dalle 11 sigle emerge la totale assenza di una visione strategica di lungo periodo e di risorse finanziarie dedicate. Nel comparto agricolo, il Piano si limita a recepire le azioni della Politica Agricola Comune attualmente in vigore, peraltro attuate in modo disomogeneo tra le diverse regioni.
Altrettanto marcato è il vuoto sulla conservazione degli ecosistemi marini: il testo manca di indicazioni operative contro il degrado dei fondali e ignora completamente l’impatto distruttivo delle attività estrattive e della pesca industriale su larga scala. Sul fronte della connettività dei fiumi, le misure previste risultano marginali e non integrano la tutela della biodiversità con la gestione del rischio di alluvioni.
Pe le associazioni, particolarmente allarmante appare il ridimensionamento delle tutele per gli ambienti cittadini. Assecondando le pressioni di Anci ed Ance, il Ministero ha cancellato la presenza e l’obbligatorietà delle misure di salvaguardia per i Comuni, lasciandole alla libera discrezionalità delle amministrazioni locali.
Contestualmente, la responsabilità della redazione del report sul consumo di suolo è stata sottratta all’Ispra e trasferita al Mase, trasformando una verifica periodica rigorosa e annuale in un controllo generico e dilatato nel tempo.
Le 11 organizzazioni, attive anche nel coordinamento europeo della coalizione #RestoreNature, denunciano come le numerose osservazioni inviate durante la consultazione pubblica siano rimaste inascoltate. La risposta del Ministro Pichetto Fratin, che ha annunciato un report di sintesi sui contributi pervenuti, non può sostituire un reale processo partecipativo con il mondo della ricerca e i territori.
Le associazioni ricordano che il Green Deal e il ripristino della natura non sono un costo inutile, ma un investimento indispensabile per la sicurezza dei cittadini e la tenuta del territorio. L’Italia ha ancora la possibilità di presentare un Piano più ambizioso alla Commissione Europea: per farlo servono criteri trasparenti, rettifiche immediate ai contenuti e uno stanziamento economico adeguato da inserire direttamente nella prossima Legge di Bilancio.
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