L’accesso alla tutela della salute nel nostro Paese risulta sempre più condizionato dalle disponibilità economiche e dalla regione di residenza dei cittadini. La presentazione alla Camera dei Deputati del 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato dalla Fondazione GIMBE delinea un quadro critico per la tenuta del sistema pubblico, segnato dall’allungamento dei tempi delle liste d’attesa, dalla contrazione della spesa e da un’imponente crescita delle rinunce alle cure. Una fotografia d’emergenza confermata con forza dall’associazione di tutela dei consumatori Codici, che sollecita un immediato e strutturale cambio di rotta.
L’analisi condotta da GIMBE evidenzia che nel 2024 ben 5,8 milioni di persone – pari al 9,9% della popolazione italiana – hanno rinunciato ad almeno una visita o ad un esame diagnostico, registrando un aumento significativo rispetto al 7,6% dell’anno precedente. Nello specifico, circa 4 milioni di cittadini hanno accantonato i controlli a causa dei tempi d’attesa eccessivi, mentre 3,1 milioni lo hanno fatto per ristrettezze economiche. Per accedere alle prestazioni nel canale privato, la spesa sostenuta dalle famiglie di tasca propria raggiungerà nel 2025 quota 42,4 miliardi di euro, con un incremento del 169% registrato tra il 2016 e il 2024 per le strutture private non accreditate (passate da 3,05 a 8,2 miliardi di euro).
A pesare in maniera determinante è anche la geografia sanitaria: nel 2023 la mobilità interregionale ha toccato il valore record di 5,15 miliardi di euro, mentre nel 2024 regioni come Calabria, Sicilia e la Provincia autonoma di Bolzano sono risultate inadempienti rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Sul fronte dell’organico, al 1° gennaio 2025 si stima la mancanza di 5.716 medici di medicina generale e 497 pediatri di libera scelta, in un contesto in cui l’Italia registra soli 6,9 infermieri ogni 1.000 abitanti rispetto alla media OCSE di 9,7. In parallelo, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica del 2 ottobre 2026 prevede una spesa sanitaria in calo dal 6,4% al 6,3% del PIL, con un divario cumulativo di 32,3 miliardi di euro nel triennio 2027-2029 e “tagli invisibili” stimati in 18,8 miliardi di euro per il quadriennio 2023-2026.
L’impatto sociale di questa dinamica viene ribadito da Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici: «Un diritto garantito sulla carta ma negato nella realtà non è un diritto. Le segnalazioni di persone che aspettano mesi per un esame o che devono rinunciare perché non possono permettersi il privato sono ormai quotidiane. Non è accettabile che la salute dipenda dal reddito o dal luogo di residenza. Il rapporto GIMBE certifica quello che denunciamo da anni». Per queste ragioni, l’associazione di tutela richiede al Governo e alle Regioni un piano straordinario per abbattere le liste d’attesa, nuove risorse certe per la sanità pubblica e un reale rilancio delle politiche di reclutamento del personale.
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