La docente, vicepresidente di “Pro-life insieme”, analizza la crisi demografica e la perdita di impegno affettivo nel mondo contemporaneo. Sui temi della fertilità si confrontano la riflessione antropologica di Vittoria Criscuolo e l’iniziativa legislativa di Rosellina Madeo.
Il dibattito sul futuro della famiglia, sui diritti femminili e sulle sfide della natalità si arricchisce di un confronto profondo e articolato. Oggi, la nostra redazione raccoglie l’intervento della professoressa Vittoria Criscuolo, Vicepresidente del comitato nazionale “Pro-life insieme”, giunto in risposta all’iniziativa legislativa promossa in Calabria dalla consigliera regionale Rosellina Madeo in materia di preservazione della fertilità per fini sociali. Due prospettive autorevoli, entrambe d’impronta femminile, che offrono spunti distinti per parlare di crisi demografica e tutela della maternità.
L’intervento della professoressa Criscuolo richiama l’attenzione sulle radici culturali della crisi delle nascite, evidenziando il rischio che risposte puramente tecnologiche o scorciatoie di mercato possano offuscare la centralità dell’alleanza tra uomo e donna e la responsabilità genitoriale. La nostra testata riconosce il valore fondante di questa visione, che pone al centro la dignità della vita fin dal concepimento e la difesa della figura materna da condizionamenti economici e sociali.
Parallelamente, non si può ignorare la concretezza del percorso intrapreso dalla consigliera regionale Rosellina Madeo, prima firmataria della proposta di legge per la preservazione della fertilità. L’iniziativa nasce dalla volontà di offrire strumenti di tutela e supporto a quante, di fronte a precarietà lavorative o barriere economiche, rischiano di rinunciare al desiderio di diventare madri. Un punto di vista istituzionale che intende rispondere alle esigenze reali della società contemporanea.
Il testo integrale della lettera aperta
Di seguito riportiamo integralmente il contributo inviato alla nostra redazione dalla professoressa Vittoria Criscuolo:
“La cosiddetta “rivoluzione della contraccezione“, indissolubilmente legata agli anni della contestazione del 1968, con l’introduzione della pillola per il controllo delle nascite, ha avuto enormi conseguenze, anche di carattere sociologico. In altre parole, aver separato il momento unitivo, insito per natura nel rapporto sessuale, dal momento procreativo, ha cambiato fondamentalmente il rapporto tra uomini e donne, e NON in meglio.
Rapporti sessuali: quali conseguenze?
Quando non esisteva la pillola, i rapporti sessuali nell’immaginario maschile e femminile avevano conseguenze. Esisteva un “non detto” che suggeriva rispetto, senso del pudore, una sorta di “distanza” per cui gli uomini dovevano impegnarsi in un progetto serio e condiviso, prima di poter accedere al corpo di una donna. Sembra difficile da credere, ma era noto allora, forse più di oggi, che il sesso poteva portare a gravidanza: non si pensi ad una questione di maggiore o minore alfabetizzazione, bensì di “cultura” in senso lato. La donna considerava sé stessa e la sua maternità come beni preziosi. Un tempo faceva pagare a “caro prezzo” il corteggiamento: l’uomo doveva dimostrare di desiderare fortemente quella donna, di essere disponibile a sacrifici e ad impegni. La pillola ha rimosso tutto ciò. L’uomo è perfettamente consapevole che la donna, prendendo la pillola, gli ha fatto l’enorme favore di “cancellare” la possibilità di gravidanza, quindi può accedere al suo corpo senza alcuna preoccupazione in merito ad una propria responsabilità. Sarebbe quindi da stolti pensare di impegnarsi con una sola donna quando si possono avere continuamente relazioni diverse: c’è la pillola! E poco importa che la pillola, o qualsiasi altro mezzo anticoncezionale, non garantiscano di evitare il concepimento e la gravidanza nel 100% dei casi, inducendo di conseguenza una falsa sicurezza. Gli esiti di tale “rivoluzione“ sono sotto gli occhi di tutti: oggi nessuno più si sposa; siamo di fronte a un decremento demografico che nemmeno in periodo di guerra ci si poteva attendere. Ma, soprattutto, è scomparsa la figura dell’uomo che assume un impegno nei confronti di una donna e di una possibile famiglia. Inoltre, l’orologio biologico della donna non le consente di pensare all’infinito alla maternità, quindi o spera che una relazione occasionale possa trasformarsi in qualcosa di serio oppure trova l’escamotage della crioconservazione degli ovuli. In tutto ciò c’è un unico vincitore: le aziende farmaceutiche. La vendita della pillola contraccettiva (come di altri mezzi anticoncezionali) garantisce introiti infiniti ma, in confronto a quelli previsti dalle fecondazioni in vitro necessarie dopo la crioconservazione degli ovuli, si tratta di noccioline…La contraccezione doveva permettere alla donna di non avere l’ingombro e
il problema della gravidanza, invece ha dato all’uomo l’arma per evitare
a se stesso la responsabilità della paternità.
Ancora una volta, però, visto che la fertilità femminile non è infinita,
è la donna che cerca soluzioni “martoriando” il proprio corpo con
iperstimolazioni ormonali per sperare di diventare madre oltre il
termine naturale previsto. E così la donna “liberata“ è diventata la donna “cliente per sempre“.
Prof. Vittoria Criscuolo. Vicepresidente Comitato “ Pro-life insieme “
http://www.prolifeinsieme.it“
La sintesi tra questi orientamenti dimostra che la tutela della donna non passa per dogmatismi o posizioni polarizzate. Se da un lato occorre vigilare affinché la medicina della riproduzione non si trasformi in una speculazione industriale, dall’altro è doveroso garantire interventi pubblici che non lascino sole le famiglie. Trovare un punto d’incontro tra il rispetto della vita e il sostegno concreto alle scelte femminili rappresenta la vera sfida culturale e politica per il futuro del Paese.
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