La Teologia di Roberta Simini – La crisi silenziosa della Messa: la Chiesa tra sale parrocchiali piene e banchi vuoti

Cosa è successo ai fedeli cattolici? Le chiese si sono svuotate, non solo d’estate, come un decennio fa, ma sempre. La Santa Messa non è più avvertita come una necessità, prima che un precetto, prima di essere un gesto che segna un’appartenenza.

I Sacramenti, primo fra tutti l’Eucaristia, non sono più una necessità dell’anima, una fonte di crescita nel cammino di fede. Nelle chiese sono scomparsi i confessionili, quelle nicchie appartate, dove, dietro grate cesellate, il sacerdote, alter Christus, ascoltava con pazienza e discernimento le nostre debolezze e le nostre cadute, ma anche le nostre difficoltà o i nostri dubbi. Stiamo piano piano diventando protestanti?

La confessione non è incoraggiata, ma addirittura resa complicata da ottenere, la Santa Comunione è data a chiunque si presenti pronto o non pronto, e in più nelle mani dei fedeli, sperando che qualcuno non la utilizzi per cose blasfeme.

Che è successo ai cattolici? Nelle parrocchie si organizzano mense, raccolte, mercatini, a Natale tombolate, a carnevale veglioni, da noi in Puglia panzerottate, allora la chiesa si riempie, i suoi locali diventano festosi luoghi di ritrovo e di accoglienza, ma poi, della preghiera, della meditazione, dell’ascolto della Parola di Dio, della Liturgia che ne rimane? Molto poco se non proprio nulla.

La Chiesa ha messo il peccato tra molte parentesi. Gesù se lo è caricato e noi possiamo fare quello che vogliamo, non ci sarà giudizio, non ci sarà neppure purificazione, l’inferno poi non esiste proprio e il diavolo è la nostra psiche, il nostro super io, esiste per colpa del padre, del patriarcato, “dei no”, “non si fa”, “non è giusto” detti troppe volte.

E cresce una generazione non empatica, capace di accanirsi coi più deboli, violenta e vendicativa. Abbiamo tolto Dio dall’orizzonte umano e di umano non ci è rimasto nulla, o molto poco.

La crisi della pandemia di Covid ha portato, con il lockdown, la chiusura delle chiese, persino a Pasqua non sono state celebrate le Messe. Si sono invitate le persone a guardarle in televisione, si fanno scorrere le parole della Comunione Spirituale, ma non si dice che quella Messa non è valida se non sei malato e impossibilitato a recarti in chiesa. I migliori la guardano quindi in televisione e sentono di avere assolto il precetto.

Ma il significato della parola precetto siamo sicuri che tutti lo conoscano? E il concetto di peccato mortale?  Quando si contravviene ad uno dei comandamenti che Dio diede a Mosè si è in peccato mortale, la Grazia di Dio non è più nell’anima di chi lo ha commesso, solo il pentimento sincero e il sacramento della riconciliazione la restituiscono al peccatore.

Ricordati di santificare le feste è un comandamento, la Chiesa ci ha detto per duemila anni come intenderlo, non è sufficiente un segno di croce, magari a tavola, occorre un incontro con Gesù che si è messo nelle nostre mani, con un gesto di amore, verrebbe da dire addirittura imprudente.

I Santi, nelle loro visioni, ci avvertono del grande pericolo a cui siamo esposti, possibile che chi dovrebbe aiutarci a essere figli di Dio, a rivolgerci al Padre con fiducia, ma con timore, un timore che non è paura, che non è sudditanza, ma è figlio dell’amore.

Perché se ami una persona temi di farle del male, non vuoi fare cose che questa disapprova, che la fanno dubitare della sincerità della tua devozione e gratitudine.

Poniamo attenzione sul nostro modo di manifestare la nostra fede, perché se la fede senza le opere è sterile, le opere senza la fede sono inutili

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Roberta Simini

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1 commento su “La Teologia di Roberta Simini – La crisi silenziosa della Messa: la Chiesa tra sale parrocchiali piene e banchi vuoti”

  1. Il testo di Roberta Simini è una amara riflessione sulla progressiva perdita della dimensione propriamente religiosa nella vita dei cattolici.
    Esso nasce da una preoccupazione autentica e pone una domanda che merita di essere ascoltata: che cosa resta di specificamente cristiano quando la comunità ecclesiale è molto presente sul piano sociale, ma sempre meno riconoscibile come luogo del sacro?
    È forse questo il punto più convincente della riflessione di Roberta Simini. Una parrocchia accogliente, solidale, capace di creare relazioni è certamente un bene; ma il cristianesimo non può ridursi a una forma, per quanto generosa, di socialità e volontariato. Senza preghiera, sacramenti, silenzio e interrogazione della coscienza, rischia di perdere proprio ciò che lo distingue. Alcuni passaggi del testo sono volutamente severi, per esempio quello fra l’allontanamento da Dio e la crescita della violenza o della mancanza di empatia, ma sono fenomeni complessi che richiederebbero spiegazioni più articolate (e in luoghi idonei). Ma rimane forte l’interrogativo centrale: una Chiesa che sa ancora riempire le sale parrocchiali, ma fatica a riempire i banchi, non può evitare di chiedersi perché.
    Particolarmente efficace, infine, è l’idea del “timore” non come paura di Dio, ma come delicatezza dell’amore: temere di ferire chi si ama. È forse proprio qui che il testo trova la sua nota più umana e meno precettistica, dando all’’ultima affermazione il suo senso più profondo: non fede senza opere, certamente; “ma neppure opere che finiscano per dimenticare la sorgente dalla quale, per il credente, dovrebbero nascere”.

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