Foggia, scacco alla mafia con diciotto arresti per estorsioni e ricatti social dal carcere

L’offensiva giudiziaria contro la criminalità organizzata nel capoluogo dauno ha segnato un punto di svolta con l’esecuzione di una vasta operazione che ha condotto alla neutralizzazione di un pericoloso network criminale. Gli agenti della Squadra Mobile hanno dato esecuzione a diciotto provvedimenti restrittivi, di cui sedici in custodia cautelare in carcere e due agli arresti domiciliari, colpendo duramente le gerarchie dei clan locali. L’azione investigativa, frutto di una sinergia tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura foggiana, con il supporto degli organi nazionali inquirenti, ha permesso di smascherare un sistema capillare di vessazioni economiche perpetrate ai danni di numerosi operatori del settore agricolo ed energetico della provincia.

Le indagini hanno fatto emergere una realtà inquietante riguardante le modalità operative dei gruppi malavitosi, capaci di esercitare pressioni psicologiche e fisiche per ottenere profitti illeciti. Tra i fatti contestati spiccano quattordici episodi di estorsione, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso, che si sono sviluppati lungo un arco temporale esteso. In un caso specifico, le richieste di denaro erano iniziate già nel decennio precedente, dimostrando la capacità di tenuta dei sodalizi nel tempo. Le somme pretese non erano fisse, ma venivano calibrate scientificamente in base al fatturato delle imprese coinvolte, arrivando in una circostanza a imporre una decima forzosa pari al dieci per cento del valore complessivo di un appalto pubblico.

Un elemento di particolare allarme per la sicurezza pubblica riguarda l’utilizzo delle tecnologie digitali per coordinare le attività illecite dai luoghi di detenzione. Gli inquirenti hanno accertato come un tentativo di estorsione sia stato pianificato e gestito direttamente dall’interno del penitenziario attraverso l’uso dei social network. Mediante piattaforme web, il promotore dell’atto criminale avrebbe intimato il versamento di ventimila euro, fornendo ai propri complici indicazioni precise sulle tempistiche e sulle modalità di riscossione del denaro. Questo fenomeno evidenzia la capacità dei clan di mantenere il controllo del territorio e la direzione delle operazioni anche in regime di isolamento carcerario, sfidando apertamente le istituzioni dello Stato.

Il provvidenziale intervento delle autorità è scaturito dalla coraggiosa ribellione di un imprenditore che ha deciso di denunciare le minacce subite, innescando un effetto domino che ha portato altre vittime a collaborare. Le ingenti somme sottratte forzosamente al tessuto economico sano, che in alcuni casi ammontavano a centinaia di migliaia di euro, venivano sistematicamente ripartite tra le principali batterie della Società Foggiana, segnatamente le fazioni facenti capo ai gruppi Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla. Tale spartizione conferma l’esistenza di un patto interno tra le diverse componenti della mafia locale per la gestione coordinata del racket, finalizzata a soffocare la libertà d’impresa e a inquinare il libero mercato attraverso il monopolio della forza e dell’intimidazione.

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Elvira Zammarano

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