Invasi sotto il 50% della media decennale. Restrizioni idriche e scontro politico tra maggioranza e opposizione. Le Regioni chiedono lo stato d’emergenza nazionale.
Scatta l’emergenza idrica in Puglia e Basilicata, dove la scarsità d’acqua ha ormai assunto i contorni di una vera crisi strutturale. Dopo la Basilicata, anche la Giunta regionale pugliese ha dichiarato lo stato di emergenza, approvando il Piano di emergenza 2025-2026 per il comparto potabile, redatto in collaborazione con Acquedotto Pugliese (AQP).
Secondo i dati diffusi, la disponibilità di acqua negli invasi è scesa sotto il 50% della media degli ultimi dieci anni, un livello che non garantisce più la copertura del fabbisogno potabile per i prossimi mesi. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici (Opui) del distretto idrografico dell’Appennino meridionale ha certificato un livello di severità “elevato”, delineando una situazione di emergenza conclamata.
Già da ottobre, Acquedotto Pugliese ha avviato misure di contenimento e riduzione delle pressioni di rete, nel tentativo di compensare la progressiva diminuzione delle fonti di approvvigionamento. La Giunta guidata da Michele Emiliano sottolinea che “la correlazione tra condizione emergenziale e rischio da deficit idrico” impone una risposta immediata e coordinata per tutelare il comparto potabile e prevenire carenze diffuse.
In Basilicata, il governatore Vito Bardi ha definito la crisi “di portata eccezionale”, evidenziando che non si tratta più di un’emergenza isolata, ma di una conseguenza diretta del cambiamento climatico. Un quadro che ridefinisce gli equilibri ambientali, economici e sociali del Mezzogiorno e che, secondo l’opposizione lucana, rivela “l’immobilismo di una maggioranza paralizzata”.
Durante la recente seduta del Consiglio Regionale lucano, le tensioni politiche sono esplose. L’opposizione — formata da consiglieri del M5S, PD, PSI e BCC — ha denunciato l’assenza in Aula di molti esponenti della maggioranza, in particolare del gruppo di Fratelli d’Italia, accusato di aver abbandonato i lavori all’inizio dell’intervento dell’assessore all’Agricoltura, Carmine Cicala. Un gesto giudicato “politicamente gravissimo” che, secondo le minoranze, “conferma le divisioni interne al centrodestra”.
Intanto, il governo lucano ha chiesto a Palazzo Chigi la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale e la nomina di un Commissario delegato per accelerare le opere di approvvigionamento idrico. Bardi ha ricordato i risultati positivi della gestione commissariale del 2024, quando in soli 40 giorni fu ripristinata l’erogazione idrica a 140 mila cittadini lucani.
Oggi la Basilicata, che fornisce acqua potabile a oltre due milioni di persone tra Lucania e Puglia, chiede anche la revisione dell’Accordo di Programma del 2016 per adeguarlo alle mutate capacità dei bacini e alle nuove esigenze climatiche.
Il presidente del Consiglio regionale, Marcello Pittella, invita infine alla collaborazione: “Serve una strategia condivisa, non solo per gestire la crisi ma per comprenderne le cause e prevenirne gli effetti. L’acqua non può essere terreno di scontro politico, ma patrimonio comune da proteggere.”
Per ulteriori informazioni, visitare e seguire le piattaforme di informazione WideNews, disponibile al link https://www.widenews.it/ e la pagina Facebook https://www.facebook.com/WideNewsNotizieDalWebb.