“Guerra delle orecchiette”: a Bari si scontrano tradizione e legalità

A Bari vecchia, la “guerra delle orecchiette” continua. I recenti sequestri hanno scatenato la protesta delle pastaie: si indaga su chi vende prodotti industriali spacciandoli per artigianali

Un’ondata di forti tensioni ha scosso nuovamente Bari vecchia, dove la celebre “guerra delle orecchiette” ha scritto un nuovo capitolo. A seguito di un’operazione della polizia annonaria, che ha portato al sequestro di oltre 150 chili di merce, le tradizionali pastaie del borgo antico sono scese in strada, bloccando l’accesso ai turisti con le loro bancarelle. La protesta, sebbene contenuta, ha riacceso i riflettori su una questione che divide la comunità locale e l’amministrazione comunale: come conciliare la tradizione con la legalità?

Orecchiette industriali spacciate per artigianali

Il sequestro, che ha interessato non solo orecchiette, ma anche taralli e pomodori secchi, è scaturito dalla mancanza delle necessarie autorizzazioni alla vendita. Ma c’è un’ombra ancora più profonda su questa vicenda. La Procura di Bari ha avviato un’inchiesta per truffa, indagando sull’ipotesi che le orecchiette, simbolo culinario della città, vengano vendute come artigianali pur essendo di produzione industriale. Un inganno che, se confermato, danneggerebbe l’immagine della città e ingannerebbe i migliaia di turisti che ogni giorno affollano le stradine di Bari vecchia.

La posizione del Comune

La protesta delle pastaie ha trovato una risposta immediata da parte del Comune, che ha ricevuto una delegazione di donne per un confronto. Le parole degli assessori Pietro Petruzzelli e Carla Palone sono chiare: l’amministrazione riconosce e vuole tutelare il valore della tradizione, permettendo alle pastaie di preparare e vendere le orecchiette fresche fatte a mano, ma non può tollerare l’illegalità.

“Quello che non possono fare, a meno che non abbiano un’autorizzazione, è vendere o esporre le orecchiette industriali”, ha spiegato Petruzzelli. La posizione della polizia locale, ribadita anche dall’assessore Palone, è di garantire la legalità e la tracciabilità dei prodotti, una prassi che non riguarda solo i mercati, ma anche le attività di ristorazione. “Le pastaie sono un’immagine importante della città”, ha concluso Palone, sottolineando il difficile equilibrio tra il rispetto delle norme e la valorizzazione di un’icona locale.

Un interrogativo sul futuro della notra tradizione

La “guerra delle orecchiette” è un conflitto complesso, che non contrappone semplicemente polizia e pastaie, ma solleva domande più ampie sul futuro del commercio tradizionale in Italia. Come si può preservare l’autenticità di un prodotto senza cadere nell’illegalità? E a che prezzo? Per le pastaie, la questione va oltre le multe o i sequestri: è una battaglia per la loro sopravvivenza economica e per la tutela di una tradizione secolare. Per l’amministrazione, è una sfida per garantire ordine e legalità in un settore che rischia di essere strumentalizzato. L’inchiesta della Procura, intanto, farà luce su questa controversia, per capire se a Bari vecchia la tradizione è davvero “oro”, o se si è trasformata in qualcosa di molto molto diverso.

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Elvira Zammarano

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