La Teologia di Roberta Simini: una riflessione sulla Parabola del grano e della zizzania

Gesù parla alle folle in parabole, rivela verità nascoste dal principio dei tempi. Egli ci parla del Regno de cieli e del giudizio finale, che riguarda tutte le anime dei viventi.

La parabola del campo seminato con buon grano, nel quale il nemico, ossia satana, semina la zizzania, viene spiegata dallo stesso Gesù, ai discepoli, una volta rientrato in casa, Non alle folle, ma ai suoi discepoli, perché chi ha orecchie per intendere può sforzarsi di capire o decidere di diventare anch’egli discepolo, se non lo fa è una sua responsabilità.

Il padrone del campo fa seminare grano buono, il nemico lo infesta con la gramigna. Le due piantine crescono insieme e verranno non strappate subito, ma separate al momento del raccolto.

Gesù insegna che il campo è il mondo e il nemico è il diavolo, che genera i suoi seguaci, nel tentativo di rovinare l’umanità intera e portarla alla dannazione.

Estirpare costoro potrebbe portare a colpire anche i figli della fede, della verità e questo non è nei piani di Dio.

Origene, teologo del terzo secolo, ci dà una ulteriore interpretazione di questa parabola: il campo è il cuore dell’uomo, o se preferite la sua anima, in esso gli angeli riversano pensieri positivi, virtù, empatia, generosità, amore per il prossimo e per il Creatore, ma il nemico, ossia satana, riversa nell’anima umana i pensieri cattivi, le tentazioni, le invidie, le gelosie, la voglia di dominio, l’avidità. Il Signore non vuole distruggere quell’anima, lascia che, nella sua libertà, sia l’uomo a decidere se lottare contro i semi del maligno o lasciarsi dominare da essi. Origene legge il giudizio come il momento in cui il male nell’animo dell’uomo sarà purificato col fuoco e l’anima tornata giusta sarà accolta nel Regno e splenderà come il sole. L’idea di Origene è di una purificazione generale, attraverso comunque un processo non indolore e, a seconda della condotta delle persone, più o meno lungo.

Il Regno di Dio è paragonato da Gesù a un seme piccolissimo, il più piccolo di tutti i semi, ma da esso nasce un albero tale da dare rifugio agli uccelli. Un albero che preannuncia la croce della nostra salvezza.  

La fede, la salvezza nascono da un incontro, a volte anche casuale, come per Agostino, che sentì, per caso la predicazione di Ambrogio e capì di aver letto la Sacra Scrittura sempre in modo sbagliato, si fece discepolo e iniziò un percorso che lo portò a diventare il grande teologo, Padre della Chiesa che ancora oggi ci illumina il cammino.

La fede, la salvezza non sono frutto di studi solitari, ma di esperienze vive, di una mano che si tende, di una voce che annuncia, di un’amicizia che si fa compagnia, di un cammino comune, sotto il manto di Maria, madre di Dio e della Chiesa, sotto il sangue di Gesù, sparso per l’umanità.

Un incontro che interroga la nostra responsabilità, seminiamo buon grano nel cuore dei nostri fratelli, dei nostri figli, dei nostri alunni, delle persone che Dio ci mette davanti, o seminiamo zizzania? Rendiamo viva e presente la Parola di Gesù, o la releghiamo in una cultura antiquaria, in gesti ormai svuotati di contenuto, nel tentativo di piacere al mondo, alle sue voglie, di rincorrere i suoi piaceri.

Gesù, ancora una volta ci mette di fronte alle nostre responsabilità, quello che siamo e quello che facciamo non è indifferente, non è ininfluente, ma può aprire o chiudere le porte del Regno di Dio, per noi e per gli altri.

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Roberta Simini

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