La Teologia di Roberta Simini: Bari celebra San Nicola tra fede e tensioni. L’analisi storica sul Santo di Mira

È arrivato maggio e la mia città, Bari, si prepara a festeggiare il suo Santo Patrono: San Nicola di Bari, o di Mira, secondo la sua origine.

Quest’anno la sua festa sembra essere messa in crisi da un brutto conflitto di “mafia” tra i due clan storici della città vecchia, che si sono contesi per generazioni le piazze di spaccio, un tempo di semplici sigarette di contrabbando, oggi invece droga e derivati vari, nonché ricatti ai commercianti e prostituzione.

Alla luce degli ultimi avvenimenti, due omicidi e il ferimento di una povera anziana attraverso una finestra, approfittando proprio di una batteria di fuochi di artificio, che festeggiava l’assegnazione della barca incaricata di portare in mare l’immagine del Santo Patrono, si è diffuso il timore che potessero ripetersi sparatorie e risse approfittando della confusione che si crea sempre in questa festa.

La mia vicina, che ogni anno prende a nolo una barca e, con amici, va vicino a quella che porta la statua del Santo, mi ha detto, tristemente, che pare non ci siano barche disponibili. La paura si sta diffondendo sembra abbastanza rapidamente.

Tutto ciò è molto triste, San Nicola non merita questo, né la città di Bari lo merita.

Le forze dell’ordine cosa fanno? Si chiedono in molti, ma non è facile, nella folla riconoscere questi sciagurati che si mescolano con i pellegrini e i fedeli. Per di più, i clan hanno imparato a servirsi di ragazzini, non noti alle forze dell’ordine e quindi non riconoscibili e inoltre incoscienti, come solo i più giovani possono essere. Pronti a delinquere per un pugno di euro.

San Nicola non merita tutto ciò.

Portato a Bari nel 1087 da 62 marinai baresi, che lo rapirono, da Mira in Licia, conquistata e devastata dai turchi, ma ai tempi di San Nicola abitata da greci e parte dell’Impero Bizantino, per sottrarla ai musulmani invasori, che già avevano tentato di distruggere la sua tomba e disperdere le sue ossa.

In tanti articoli e addirittura testi si legge che San Nicola era turco. Niente di più falso, si sarebbe chiamato Ahmet, Can, Efe o Mustafa, non certo Nicolaos, ossia la vittoria del popolo di Dio, da Nike vittoria e laos popolo di Dio, da cui il termine laici. Il popolo semplice, infatti, si chiama demos. Nicola è greco, non turco. I turchi arrivarono in quel territorio nel 1084, san Nicola nacque a Patara nel 270 e morì a Mira il 6 dicembre del 343. Insomma, 700 anni prima della conquista turca.

Di Nicola vescovo di Mira si sa poco dal punto di vista storico documentale, ma si narrano moltissimi episodi, tali da farlo considerare protettore dei fanciulli e delle ragazze da marito. Da questo santo deriva la figura di Santa Claus o Babbo Natale, poi laicizzato dall’industria americana del Natale e dalla Coca Cola, a cui si deve il costume rosso bordato di bianco che ha sostituito l’abito da vescovo delle immagini più antiche.

Altro equivoco da sfatare è l’essere raffigurato di pelle scura, anzi proprio testa di moro, sia il busto, conservato nella stanza dell’autorità portuale, che nelle statue intere, conservate nella Basilica e a Torre a Mare, nella chiesa di San Nicola.

Non era un uomo di colore, Nicola era un greco e tutta l’iconografia orientale, sia greca che slava, lo raffigura di pelle chiara. Perché quindi è raffigurato scuro di pelle in quelle immagini? La spiegazione che ci dà la tradizione non è suffragata da documenti, ma è costruita abbastanza bene. La presenza di San Nicola, vescovo di Mira, al Concilio di Nicea del 325, è uno dei pochi documenti che ne attestano l’esistenza. Si narra che San Nicola, preso dal dibattito sull’eresia ariana, abbia dato uno schiaffo ad Ario, che insisteva nel negare la divinità di Gesù. Per quello schiaffo, l’imperatore Costantino, che simpatizzava per gli ariani, lo fece arrestare e i secondini lo picchiarono, rendendo il suo volto scuro per i lividi. Il busto custodito dall’autorità portuale di Bari lo raffigura così, scuro di carnagione, da qui le altre statue lo hanno imitato, anche a causa del suo ritrovamento sorprendente, in mare dentro un fusto di legno galleggiante.

Speriamo che quattro delinquenti non rovinino la festa di questo grande Santo, venerato in tutto il mondo, anche da Ortodossi e protestanti.

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Roberta Simini

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