La Teologia di Roberta Simini: “Signore insegnaci a pregare… il Padre Nostro”

LaTeologia di Roberta, Padre Nostro e Dio che ‘saggia l’uomo col fuoco

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: Signore insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli. Ed Egli disse loro: Quando pregate dite: Padre, sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo regno, dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore e non ci indurre in tentazione.

Questo testo del Padre Nostro è più sintetico di quello riportato nel Vangelo di Matteo ai versetti 9-13 del capitolo 6, che è poi il testo della preghiera che tutti conosciamo. Entrambe le versioni, però, terminano con il versetto: Non ci indurre in tentazione. Oggi contestato e ritradotto con Non abbandonarci alla tentazione.

Pare che dopo 2000 anni le persone si turbino al pensiero che Dio possa indurci in tentazione. Nuova sensibilità indotta da certa teologia che vuole Dio tutta misericordia e amore, come se amare fosse rendere tutto facile e passare sopra ad ogni mancanza, ad ogni egoismo, prepotenza fino alla malvagità pura. Le conseguenze di questa mentalità sono sotto gli occhi di tutti, non c’è bisogno di esaminarle. Ma che si arrivasse ad ignorare la parola di Dio questo non era, spero, neppure nelle intenzioni degli innovatori.

Il verbo greco eis-fero, che si trova nel testo di entrambe le versioni (Lc e Mt), si traduce con introduco, porto dentro e corrisponde esattamente al verbo latino inducere utilizzato da San Girolamo nella sua traduzione dei Vangeli.

Per carità: Dio non tenta l’uomo, è il satana a tentarlo, vero, ma Dio glielo permette. Satana tenterà perfino il Figlio, nel deserto e poi nell’orto degli ulivi, ma chi glielo ha consentito? Se non il Padre?

Basta leggere un po’ la Bibbia e vi si trovano racconti in cui Dio mette alla prova l’uomo, da Abramo a Giobbe e tanto altro ancora.

Dio mette alla prova l’uomo, saggia l’uomo col fuoco e più la fede è grande, più grande è la prova.

Ma oggi, per carità, non si può dire, e pensare che quelli che sono stati arbitrariamente modificati sono i Sua ipsissima verba! Le parole stesse di Gesù, non il racconto degli evangelisti, ma le Sue stesse parole. Forse Gesù ha sbagliato verbo? Non si è reso conto che avrebbe turbato la sensibilità degli italiani del terzo millennio?

Ho letto tutte le tesi dei traduttori, alcune anche convincenti, una cosa però proprio non mi è chiara: perché solo nel testo italiano, questa modifica? Perché nelle altre lingue è rimasta la traduzione di Girolamo?

Girolamo conosceva perfettamente il greco e l’ebraico e la Vulgata è un capolavoro di traduzione, rimaneggiata da Lutero con molto arbitrio, ma un capolavoro da linguista e teologo par suo.

Tornando al testo di Luca, gli ebrei non pregavano mai chiamando Dio Padre, ma Adonai, il Signore, Ah Shem, il Nome, Il Santo benedetto Egli sia e così via. Gesù ci insegna a chiamarlo Padre e affidare a Lui tutti i nostri bisogni, spirituali e materiali, collega il perdono dei nostri peccati alla nostra volontà di perdonare chi ha commesso qualcosa contro di noi. Gesù sa che non è facile, per questo lo introduce al centro della preghiera che ci consegna, mettendoci di fronte a un vero aut aut: se vuoi essere perdonato, perdona! Che ce ne dia la capacità, senza indurci in tentazione, possibilmente.

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Roberta Simini

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1 commento su “La Teologia di Roberta Simini: “Signore insegnaci a pregare… il Padre Nostro””

  1. I tuoi commenti sono sempre lucidi e stringati, senza sbavature, senza sviolinate. Scusami se non riesco ad esprimere quello che intendo con chiarezza e precisione.

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