Caso Pisicchio
Corruzione e appalti truccati
Nel contesto delle indagini su presunti appalti truccati al Comune di Bari, emerge un nuovo capitolo che coinvolge i fratelli Pisicchio. Il giudice per le indagini preliminari, Ilaria Casu, ha archiviato l’ipotesi di finanziamento illecito a favore del partito Iniziativa Democratica, un’accusa, originariamente, mossa a Enzo Pisicchio, fratello dell’ex assessore regionale Alfonsino. Questa decisione, presa nell’ottobre scorso, si è basata sulla constatazione che i 156mila euro versati dalla Bv-Tech a Enzo Pisicchio non erano destinati al partito, ma piuttosto per interessi personali.
Le vicende legate a questo caso complesso sono riemerse durante l’udienza preliminare del 4 aprile 2024, che coinvolge i Pisicchio e altre sei persone. Le accuse spaziano dalla corruzione alla truffa aggravata allo Stato, fino al falso materiale. Il pubblico ministero Claudio Pinto ha deciso di richiedere l’archiviazione per alcune ipotesi secondarie, come quelle delle false fatturazioni, dopo aver valutato una memoria difensiva presentata dall’imprenditore Raffaele Boccardo di Bv-Tech. Un documento che ha sottolineato l’esistenza di rapporti di consulenza legittimi con la società Plus Innovation di Giovanni Riefoli.
Enzo Pisicchio, secondo l’accusa, avrebbe facilitato la sottoscrizione di un accordo di programma tra queste società e la Regione. Non potendo emettere fattura in quanto dirigente della Leonardo, avrebbe chiesto a Riefoli di farlo per suo conto. La Plus Innovation, nel frattempo, si è aggiudicata un appalto da 5,5 milioni di euro per la gestione dei tributi del Comune di Bari, un contratto che, secondo la Procura, sarebbe stato manipolato. In particolare, il dirigente Francesco Catanese avrebbe ottenuto l’assunzione della moglie grazie alle pressioni di Alfonsino Pisicchio, che avrebbe sfruttato il suo ruolo politico per ottenere assunzioni favorevoli da Riefoli.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Rotunno, ha sollevato dubbi sulla validità dell’accusa di fatturazioni false, sottolineando che le fatture risalgono all’aprile 2017 mentre la gara d’appalto è stata bandita solo a ottobre dello stesso anno. Quindi, risulta difficile sostenere che quei soldi rappresentino un anticipo sulla corruzione.
Alfonsino Pisicchio ha sempre negato di aver esercitato pressioni sui funzionari comunali, giustificando le sue azioni come semplici “segnalazioni”, comuni nella pratica politica. Durante le indagini, furono trovati 62mila euro in contanti a casa di Enzo Pisicchio, che gli investigatori ritenevano parte di un finanziamento illecito poi smentito. Ora, questi fondi sono considerati il pagamento di una consulenza non dichiarata.
Il giudice per l’udienza preliminare, Nicola Bonante, ha aggiornato la sessione ad aprile, per consentire alla Procura di chiarire meglio alcune imputazioni sulla base delle obiezioni sollevate dalle difese
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