Rubrica Medica su Neuroscienze e Salute a cura del Dottor Roberto Settembre: Dal neurochirurgo si va solo per operarsi? “Sfatiamo un falso mito”

Il Dottor Roberto Settembre, specialista in Neurochirurgia a Bari, autore di numerosi saggi, curerà per WideNews una Rubrica Medico Scientifica su Neuroscienze e Salute. Il professionista, in questo specifico caso, che dà il via alla nostra collaborazione, chiarisce come la visita neurochirurgica non sia sempre propedeutica a un intervento in sala operatoria. Nella gestione delle patologie del sistema nervoso centrale, periferico e della colonna vertebrale – tra cui l’ernia del disco e le stenosi –, la chirurgia rappresenta soltanto una delle opzioni possibili. La risonanza magnetica, gli esami clinici e i sintomi del paziente guidano verso percorsi conservativi o chirurgici a seconda della gravità, puntando sempre al recupero della qualità della vita.

Quando visito un paziente, una delle prime domande che mi rivolge è: “Dottore, ma posso evitare di operarmi?”. È una preoccupazione comprensibile. Ancora oggi, infatti, molte persone associano la figura del neurochirurgo esclusivamente alla sala operatoria. Eppure, nella pratica quotidiana, una parte importante del nostro lavoro consiste proprio nello stabilire quando un intervento chirurgico non è necessario. Di cosa si occupa realmente il neurochirurgo? La neurochirurgia è una specialità medica che si occupa della diagnosi e del trattamento delle patologie del sistema nervoso centrale e periferico, comprese quelle che interessano la colonna vertebrale. Ernie del disco, stenosi vertebrali, compressioni nervose, tumori cerebrali e altre patologie neurologiche possono richiedere una valutazione neurochirurgica, senza che questo comporti necessariamente un intervento. Il nostro compito è individuare il percorso terapeutico più appropriato, valutando le condizioni cliniche, gli esami diagnostici e le caratteristiche del singolo paziente. Ernia del disco: la risonanza magnetica non decide da sola. Facciamo un esempio molto comune. Un paziente esegue una risonanza magnetica per un dolore lombare che si irradia lungo una gamba. Il referto evidenzia un’ernia del disco e immediatamente nasce il timore di dover essere operato. Ma un’ernia discale non rappresenta, di per sé, un’indicazione chirurgica. Occorre verificare se i sintomi corrispondano effettivamente alle immagini, valutare la forza muscolare, la sensibilità e l’eventuale presenza di segni di sofferenza neurologica. In molti casi, un trattamento conservativo ben impostato può consentire un miglioramento significativo. In altri, invece, la chirurgia può essere necessaria per risolvere una compressione nervosa o prevenire un peggioramento neurologico. Quando è importante non aspettare? Dolore persistente, perdita progressiva di forza, difficoltà nella deambulazione e alterazioni della sensibilità sono segnali che meritano una valutazione medica. La comparsa improvvisa di importanti deficit motori, disturbi del controllo della vescica o dell’intestino oppure perdita di sensibilità nella regione perineale richiede invece un accertamento urgente. La scelta giusta non è sempre operare. La neurochirurgia moderna non si misura soltanto attraverso gli interventi eseguiti, ma anche attraverso quelli che, dopo un’attenta valutazione, si decide di evitare. Perché il vero obiettivo non è portare il paziente in sala operatoria, ma aiutarlo a recuperare, per quanto possibile, salute e qualità della vita. E qualche volta, la decisione migliore è proprio quella di non operare.

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Roberto Settembre

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