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Scuola – L’Orientamento serve, specie se si comincia in tenera età

da Sabrina Linsalata

La fine dell’anno e l’inizio del nuovo rappresentano motivo di incertezza per centinaia di migliaia di alunni e famiglie: sono tutti coloro che, in vista del termine della scuola media, devono scegliere a quale istituto superiore iscriversi. Una scelta importante perché influenzerà la sfera del futuro settore lavorativo. Nel frattempo le varie scuole si ingegnano nell’inventare le modalità più fantasiose per pubblicizzare la propria offerta formativa. Il problema è che, anche dopo gli incontri per favorire l’orientamento, la partecipazione agli open day vari e le visite alle scuole, tantissimi alunni continuano a non prendere alcuna decisione, anzi la maggior parte di loro riferisce di essere maggiormente confuso.
Allora, molto spesso, in questi casi, sono le famiglie a prendere in mano la situazione, sulla base dei consigli dell’istituto frequentato.
In certi casi, però, nell’ambito familiare prevalgono le convinzioni personali, basate su esperienze positive e negative vissute, non riflettendo sul fatto che ogni individuo, anche il proprio figlio, ha il suo percorso da intraprendere, le sue peculiari potenzialità .
Tutto questo crea ansia, frustrazioni , senso di smarrimento. A questo si aggiunge l’influenza dei compagni, la volontà di emulare le loro scelte o di seguire i percorsi che ‘sono di moda’ o ‘vanno per la maggiore’.
La scelta dovrebbe invece nascere da una riflessione personale dello studente, partendo dalle proprie inclinazioni, dai propri interessi, dalla propria indole, che non può essere ‘castrata’ dalle scelte dei genitori o compagni.
Anche perchè la scelta errata di un istituto superiore causa l’alta percentuale di dispersione che caratterizza l’Istruzione italiana.
Per vincere questa tendenza, in alcuni istituti comprensivi è stato deciso di far partire l’orientamento in età tenerissima: addirittura nella scuola dell’infanzia. L’Istituto comprensivo di Roncade-Monastier, in provincia di Treviso ha istituito il ‘fascicolo digitale’ sulle predisposizioni di ogni bambino dai tre anni in su: la scuola vi annota tutto ciò che ha a che fare soprattutto con la componente emotiva; quindi interessi, tendenze e attitudini.
I promotori dell’iniziativa partono dal concetto che la pratica dell’orientamento, cioè il fermarsi a riflettere sul migliore percorso scolastico superiore da attuare, anche facendo una buona opera di introspezione, non deve iniziare alla fine delle scuole medie.
Si tratta di un macro progetto che raccoglie 10 scuole, dalle materne alle medie, frequentate da 1.700 iscritti e nelle quali operano 200 insegnanti che credono fermamente che la scoperta di quanto di importante c’è in una persona deve avvenire dai tre ai dieci anni. Il ‘file’ passerà dagli insegnanti delle scuole dell’infanzia a quelli delle elementari fino ai docenti delle medie. Naturalmente non c’è nulla di ‘predicibile’, non si tratta di comprendere quale sia il lavoro che possa assicurare un futuro successo professionale ad un bambino di tre anni perché in questa ‘società liquida’ il lavoro che farà chi oggi abbia quell’età non esiste ancora. Se non vi è nulla di prevedibile, allora l’unico strumento di saggezza intuitiva che rimane agli insegnanti è quello di percepire – in ciascun bambino o adolescente – la presenza di qualcosa che va disvelato.

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