Home Cronaca Bari – Usura, vittima denuncia, arrestati aguzzino e diversi Boss legati al mercato delle slot

Bari – Usura, vittima denuncia, arrestati aguzzino e diversi Boss legati al mercato delle slot

da Elvira Zammarano

All’alba di oggi, il nucleo di Polizia economico finanziaria di Bari, insieme al Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, hanno inferto un duro colpo ai clan Anemolo, Strisciuglio, Capriati e all’imprenditore Baldassarre D’Ambrogio, detto “Dario”. L’indagine, coordinata  dalla G.I.C.O., dalla Procura e dalla DDA di Bari, è durata due anni e si è conclusa con  l’arresto di 36 criminali, di cui 27 in carcere e 9 agli arresti domiciliari.

Tutto comincia con la coraggiosa denuncia per usura di un tabaccaio barese, minacciato costantemente dal D’Ambrogio, titolare di una società di noleggio di slot-machine e nipote di Nicola D’Ambrogio, detto “Tro Tro”, appartenente al “clan Strisciuglio”. Il tabaccaio, economicamente in brutte acque, si era rivolto a Baldassarre D’Ambrogio per un prestito, che l’uomo gli aveva concesso a un tasso che variava dal 125% al 2000% annuo, con la prestesa di installare, permanentemente e in esclusiva,  le sue slot nella tabaccheria. Un’egemonia che gli derivava dall’appoggio, non solo dello zio ma anche da Lorenzo Caldarola, vicino agli Strisciuglio  e Vito Valentino, legato ai Capriati. Personaggi di spicco che sui “loro territori” impedivano di lavorare liberamente agli altri imprenditori del settore.

Le provvigioni ai clan erano proporzionate agli introiti e al numero di slot-machine installate nei diversi esercizi commerciali sotto mira. Inoltre, per ogni slot installata l’esercente era obbligato a versare € 100, oltre agli importi mensili che variavano dai 1000 ai € 5000, in base anche all’ubicazione dell’esercizio commerciale. Spesso le slot erano manomesse o scollegate alla rete telematica dell’Agenzia dei Monopoli, con un conseguente danno per l’erario.

Dalle indagini è emerso che il D’Ambrogio avrebbe riciclato, per conto dello zio, cospicue somme di denaro, provento di attività illecite  del “clan Strisciuglio” e che nel 2012, avrebbe acquistato le quote di due sale gioco di Bari, sottoscrivendo con il venditore due contratti di acquisto di 50000 euro, ma che gli accertamenti hanno quantificato in 430 mila euro versati in tranche mensili di € 22.500.

Infine, da ulteriori indagini, le Fiamme Gialle, attraverso sofisticate investigazioni economico finanziarie hanno ricostruito le posizioni patrimoniali degli indagati e dei vari prestanomi. Ciò ha permesso di sequestrare beni per un valore complessivo di oltre 7,5 milioni di euro, tra cui 3 sale “VLT”, ubicate in Bari, 4 immobili, 5 veicoli, 2 complessi aziendali e oltre 200 rapporti finanziari.

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