Home Cronaca Bari – Mafia Nigeriana, Operazione “Drill”, Blitz delle Forze dell’Ordine, “Un vero e proprio Stato nello Stato”
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Bari – Mafia Nigeriana, Operazione “Drill”, Blitz delle Forze dell’Ordine, “Un vero e proprio Stato nello Stato”

da Elvira Zammarano

Gli arresti

Nelle prime ore della mattinata, la squadra Mobile di Bari, coordinata dal Servizio Centrale Operativo sul territorio nazionale, grazie alla cooperazione internazionale della Divisione Interpol di Germania, Francia, Olanda e Malta, ha arrestato, con un’ordinanza del Gip di Bari, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, 32 nigeriani, dai 21 ai 40 anni, responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata all’immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù, alle estorsioni, rapine, lesioni personali, alla violenza sessuale, all’uso di armi bianche ed allo sfruttamento della prostituzione e dell’accattonaggio. Gli indagati sono accusati di aver fatto parte, insieme ad altri persone, non ancora identificate, di due distinte associazioni a delinquere di stampo mafioso e di natura cultista. Si tratta di cellule autonome affiliate alle 2 organizzazioni internazionali denominate “Supreme Vikings Confraternity – Arobaga” e “Supreme Eiye Confraternity”. Le cellule operavano soprattutto nell’hinterland barese per imporre sul territorio la gestione dei loro loschi affari. L’odierno provvedimento cautelare giunge al termine di due anni di laboriose indagini (2016-18), a causa della impenetrabile cultura nigeriana, delle gerarchie, dei ruoli, dell’omertà,  con obiettive difficoltà legate all’assenza di interpreti liberi da forme di condizionamento nei confronti della loro comunità. Fino al 2013, a Bari, è stata operativa la cellula dei “Black Axe”, che non andava oltre le risse e gli scontri tra bande, infatti a loro carico non è stato mai registrato alcun comportamento di tipo associativo mafioso, successivamente superata dalle due più feroci associazioni.

Le indagini

Tutto ha inizio alla fine del 2016, allorquando due nigeriani ospiti del C.AR.A. di Bari, hanno denunciato di essere stati vittima di pestaggi, rapine con l’obbligo di affiliarsi al gruppo dei “Vikings”. Gli investigatori, mettendo insieme più tasselli, hanno compreso  che la maggior parte delle violenze commesse nel centro potevano dipendere dalle lotte tra i  due gruppi, “Vikings” (più numerosi e violenti) e“Eyie”. Dalle intercettazioni, hanno poi scoperto le modalità di iniziazione, vere e proprie attività cultuali, in cui non mancavano le “prove di coraggio”, le violenze e le rappresaglie. Entrambi i gruppi si connotavano per la solidità del vincolo associativo, piramidale, per il costante minuzioso controllo dei capi verso i sottoposti, affinché rispettassero ruoli e regole. Ad ogni tipo di ribellione, seguiva una “punizione cruenta”, detta appunto “Drill”, per ristabilire gli eventuali equilibri compromessi. Ogni gruppo era strettamente legato ad una solida e propria ideologia, alla struttura organizzativa radicata sul territorio, indipendente dalla mafia e malavita nostrana.

Metodi di affiliazione

Si sono registrati casi di inaudita violenza nei confronti di coloro che non accettavano di aderire alle confraternite o che non rispettavano le regole. Le vittime hanno raccontato agli investigatori di veri e propri pestaggi, frustate, pugni, calci e bastonate con l’utilizzo di spranghe, mazze e cocci di bottiglia. Nei confronti delle donne nigeriane, in particolare, è emersa anche la vessazione psicologica riservata ad un ceto ritenuto inferiore, buono solo a soddisfare le esigenze sessuali della comunità maschile e, soprattutto, a produrre denaro attraverso lo sfruttamento della prostituzione. In tal senso è risultata emblematica la figura delle “blu queen”, donne considerate una merce di proprietà esclusiva del gruppo degli “Eyie”. Che, dopo essersi sessualmente concesse ai capi, erano costrette a gestire, per loro conto, le giovani prostitute fatte entrare nel C.A.R.A.  Le affiliazioni, paragonabili a prove di forza difficilmente superabili, in quanto basate su primitive pratiche di sofferenza corporale, con l’utilizzo di codici interni, erano caratterizzate da vocaboli pregni di un simbolismo incomprensibile, e per una rigida suddivisione dei ruoli, così da risultare impenetrabili ed altamente efficienti.

Le attività e le sanzioni o “Drill”

Una delle principali attività illecite delle due associazioni era lo sfruttamento della prostituzione. Un caso emblematico è stata la tratta e riduzione in schiavitù di una donna nigeriana gestita da uno degli indagati, Victor Sunday, il quale, dopo aver accompagnato la donna su una delle tante imbarcazioni di clandestini in partenza dalla Libia verso l’Italia ed averla fatta entrare abusivamente nel C.A.R.A, le aveva imposto di prostituirsi. Alla sua ribellione, la donna fu punita con ripetute violenze fisiche che, nel marzo 2017, scatenarono una rissa tra bande. In quell’occasione fu punito anche il compagno della donna. Dalle intercettazioni era emerso che i criminali facevano entrare clandestinamente le connazionali nel Centro per indurle, in un primo momento, alla prostituzione solo all’interno del C.A.R.A,  poi le obbligavano a prostituirsi anche al di fuori della struttura, in edifici, strade o abitazioni cittadine con l’asservimento locale delle “maman”, donne nigeriane agli ordini delle due gangs. Era emersa anche un’altra pratica criminale, lo sfruttamento dei nigeriani che vediamo mendicare davanti ai supermercati di Bari e provincia. Vittime dei leader delle due bande, a cui i poveri mendicanti dovevano rivolgersi chiamandoli “Signori”, con l’obbligo del pagamento di ricariche telefoniche e del ‘pizzo’ sui pochi spiccioli ricavati dall’elemosina. Ma l’elemento più inquietante, tipicamente mafioso, era ed è il potere sanzionatorio, che impone una punizione (drill) a chi non si adeguava alle regole dell’associazione o al volere dei  capi.

Da una delle intercettazioni: “… questa notte gli taglierò le orecchie a quel “Junior” … si comporta male … gli farò “drill” … tu non preoccuparti … sappiamo quello che gli faremo …” –

Risvolti sociali

Le attività associative criminali, scoperte dalla Polizia, coordinata dalla DDA di Bari, negli ultimi anni, hanno afflitto il territorio barese, determinando anche un notevole allarme sociale e pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica. Vari episodi di cronaca, l’accoltellamento di una donna nigeriana nel gennaio 2017, la già citata rissa del  marzo 2017, un altro scontro all’interno del C.A.R.A. dell’8 maggio 2017, in cui perse la vita uno dei nigeriani appartenente alla compagine dei “Vikings”, ed ancora una rissa nell’agosto dello stesso anno per le strade del quartiere Libertà e uno stupro di gruppo commesso all’interno del C.A.R.A. ai danni di una ragazza nigeriana nel mese di marzo 2017, sono solo alcuni dei violenti episodi che si sono verificati nel Capoluogo e rappresentativi del contrasto tra i due gruppi criminali. Le indagini hanno poi dimostrato la radicalizzazione della mafia nigeriana su tutto il territorio nazionale, dal Veneto alla Sicilia, dal Piemonte alla Campagia, dalle Marche alla Puglia.

La storia della mafia nigeriana

Nel 2011 l’Ambasciata Nigeriana a Roma emanava una nota in cui si leggeva di una “ nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenenti a sette segrete, proibite dal Governo a causa di atti violenti: purtroppo ex membri sono riusciti ad entrare in Italia e hanno fondato nuovamente l’organizzazione qui, principalmente con scopi criminali”. Le origini di tali gruppi devono essere inquadrati nel più ampio scenario internazionale delle confraternite universitarie sorte in Nigeria agli inizi degli anni ’50 per contrastare una Università di élite frequentata solo da studenti facoltosi, legati al mondo coloniale.  Le confraternite erano nate per favorire gli studenti poveri ma promettenti, poi, negli anni ’70/’80, si sono strutturate in forme verticistica e militare, sotto alcuni leader, ispirandosi all’intimidazione, la violenza e all’assoggettamento omertoso delle vittime, al pari delle mafie nostrane per i rituali di affiliazione. Uno ‘Stato dentro lo Stato’, fatto di proprie regole e totalmente incurante delle leggi e di molte basilari norme di convivenza civile.

Enormi movimenti di danaro

In crescita esponenziale. Basti pensare, come rilevato dalla Banca d’Italia, che solo nel 2018, le rimesse di danaro dall’Italia alla Nigeria sono state 74,79 milioni di euro, su 105 mila nigeriani, soprattutto uomini, presenti sul nostro territorio, per lo più disoccupati.

Anche “Gens Nova” sarà parte civile nel processo, il presidente nazionale dell’Associazione, avv. Antonio La Scala, è il difensore di una delle ragazze stuprate.

 

 

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