I giudici respingono la sospensiva delle aziende: la tutela della salute prevale sull’impresa, mentre scattano le proteste sindacali e i licenziamenti.
La Corte d’Appello di Milano ha respinto l’istanza di sospensiva presentata da Ilva in As e Acciaierie d’Italia in As, confermando l’interruzione definitiva dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto. I giudici hanno stabilito che, di fronte al grave rischio per la salute dei cittadini e dei lavoratori, il diritto alla vita deve prevalere sulle esigenze economiche e sulla continuità degli impianti siderurgici, aprendo una fase di profonda emergenza sociale e occupazionale per l’intero territorio.
La sentenza dei giudici e la prevalenza del diritto alla salute
Nelle motivazioni del provvedimento, la magistratura milanese ha sottolineato che il tempo dei cronoprogrammi e dei rinvii è esaurito. L’impatto ambientale e i rischi sanitari accumulati nel corso degli anni rendono improcrastinabile lo spegnimento dei reparti incriminati, escludendo che tale provvedimento possa essere considerato un evento inatteso. Secondo i giudici, inoltre, i piani di decarbonizzazione e gli investimenti prospettati dalle società non offrono garanzie economiche o stime di sostenibilità sufficientemente chiare, lasciando irrisolta la questione del risanamento ambientale. La vittoria giudiziaria ottenuta dall’associazione “Genitori Tarantini” e dai loro legali segna una svolta storica nella vertenza che da oltre un decennio oppone la tutela della collettività alle logiche industriali della grande fabbrica.
Il nodo occupazionale e la reazione delle parti sociali
La decisione della Corte d’Appello ha innescato immediate ripercussioni sul fronte occupazionale, acuite dall’invio di duemilacinquecento lettere di licenziamento collettivo da parte dell’associazione datoriale Aigi. Il mondo sindacale, rappresentato da Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb, ha proclamato lo stato di mobilitazione permanente, chiedendo al Governo risposte concrete e un intervento straordinario che metta in sicurezza i lavoratori, avvii le bonifiche e garantisca una vera transizione industriale. Nel frattempo, le associazioni d’impresa locali si dividono tra la richiesta di decreti d’urgenza per una produzione fortemente ridotta e l’auspicio di una diversificazione economica radicale che eviti il collasso del territorio ionico, mentre le istituzioni regionali e locali invocano un tavolo interministeriale permanente.
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