Il dibattito intorno al valore e alla legittimità del Sacramento della Penitenza continua a interrogare il mondo cattolico e il panorama teologico contemporaneo. Oggi, 8 settembre, una riflessione firmata dalla Teologa Roberta Simini ha riacceso il confronto sulla confessione auricolare e sul perdono dei peccati, sgomberando il campo da interpretazioni riduttive che mettono in discussione la mediazione ecclesiale. Partendo dalle contestazioni diffuse da alcune correnti protestanti e riprese da voci critiche interne alla stessa Chiesa, l’analisi ripercorre le fondamenta scritturistiche e storiche di un pilastro fondamentale della fede cattolica.
Tempo fa mi è capitato di ascoltare un video registrato da un sedicente sacerdote cattolico che demoliva il Sacramento della riconciliazione, così come praticato nelle Chiese Cattolica e Ortodossa, e invitava i fedeli a chiedere il perdono dei peccati direttamente a Dio, senza mediazioni, come fanno i protestanti.
La motivazione di questa presa di posizione, ancora oggi considerata non corretta quanto alla dottrina e alla disciplina, è che questo Sacramento sarebbe stato istituito, non immediatamente, come il Battesimo, ma circa due secoli dopo la nascita della Chiesa.
Tutto ciò volutamente ignorando le dichiarazioni di Gesù nei Vangeli, laddove consegna agli Apostoli le chiavi del Regno, la possibilità di sciogliere o legare le anime, di consegnare il perdono di Dio, per i peccati, agli uomini (Gv 20, 22-23)
È vero che la prassi della Riconciliazione si è affermata nel tempo, ma perché e come?
Agli albori del Cristianesimo, era il Battesimo, il Sacramento che liberava l’uomo dal peccato originale e dalle sue conseguenze, ossia dai peccati commessi durante la vita, ragion per cui le persone rinviavano il Battesimo fino quasi al momento di lasciare questa vita. Non c’era possibilità di ritorno nella comunione ecclesiale. Non si poteva partecipare all’Eucaristia, se si aveva commesso un peccato grave, come l’adulterio o l’omicidio.
Durante le persecuzioni, poi, si pose, alla Chiesa, la questione dei lapsi, ossia di coloro che avevano accettato di sacrificare agli dèi, come prescritto dai decreti imperiali, per salvare sé stessi e le loro famiglie dalla morte o dalla prigione, ma in cuor loro volevano restare cristiani. Costoro erano esclusi dalla comunione ecclesiale, ma chiedevano di esserne riammessi, una volta passata la persecuzione.
San Cipriano, vescovo di Cartagine, appoggiò una soluzione mossa dalla carità, che si affermò nella Chiesa antica. I lapsi sarebbero stati riammessi alla comunione ecclesiale, dopo una confessione, il pentimento e un cammino penitenziale, a quei tempi, molto severo e di lunga durata.
Si offriva così una seconda possibilità al peccatore, in considerazione del fatto che anche dopo il Battesimo, si poteva cadere nel peccato, e quindi non era più realistico escludere il peccatore per sempre dalla comunità, dalla Eucaristia, dalle funzioni religiose.
Si incominciò così a battezzare i giovani e poi i bambini, per garantire a tutti l’ingresso nel Regno di Dio.
Oggi si va diffondendo una teologia, non cattolica, ma ben presente nella stessa Chiesa, purtroppo, che minimizza lo stesso Battesimo. Non è più Gesù il Mediatore tra Dio e l’umanità, Non è più Gesù Cristo la Via, la Verità e la Vita, non è più Lui la Porta delle pecore, ma tutte le religioni sono vie che portano a Dio.
Certo Dio è misericordioso, lo Spirito soffia dove vuole, i Semina Verbi sono spersi su tutta l’umanità, ma cosa rimane del Cristianesimo così? Gesù si è forse preso gioco di noi? O i Vangeli non sono Parola di Dio? Allora perché scegliete di farvi sacerdoti?
Sembra che alcuni preti vogliano allontanare le persone dalla Chiesa, dalla fede, dalla sana devozione, trattando con disprezzo i turbamenti delle anime migliori, deridendo chi spera in una grazia, cercando di svuotare i miracoli del loro valore esemplare, di ridurre i santi a figurine per poveri creduloni. Cosa è successo alla Chiesa?
Noi confidiamo nelle promesse di Cristo: Non prevarrebunt! E continuiamo a lottare!
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