Savelletri, turista violentata nel camper sotto la minaccia di una pistola: è caccia all’uomo

Quarantenne del Nord Italia soccorsa a Brindisi. Il Centro Antiviolenza Fiorediloto: «Nessuna colpa alla vittima, la responsabilità è solo di chi colpisce»

Il buio di uno spiazzo vicino al mare, il silenzio della notte e d’improvviso la paura più cupa. Nelle prime ore di sabato, una turista quarantenne del Nord Italia si è presentata in stato d shock al pronto soccorso dell’ospedale di Brindisi, accompagnata dai Carabinieri. Ai militari della Stazione di Fasano la donna ha raccontato di essere stata violentata all’interno del proprio camper, fermo per la sosta a Savelletri, da un uomo riuscito a infilarsi nell’abitacolo e a puntarle un’arma da fuoco a pochi centimetri dal volto. Un’aggressione mirata, scattata mentre la vittima lavorava al computer prima di andare a dormire.

I contorni di quanto accaduto a Savelletri restituiscono la misura di un incubo vissuto nella solitudine. L’aggressore avrebbe atteso che attorno al camper calasse il silenzio per fare irruzione nel mezzo. Sotto la minaccia costante della pistola, la quarantenne è stata costretta a subire gli abusi senza poter chiedere aiuto. Soltanto quando l’uomo si è dileguato nell’oscurità, la vittima è riuscita a trovare la forza di lavarsi e di dare l’allarme alle forze dell’ordine.

I Carabinieri hanno accompagnato la donna in ospedale per le cure e i protocolli del caso, disponendo il sequestro immediato delle lenzuola, degli abiti e dei tessuti presenti nell’abitacolo. Tutti i reperti sono stati inviati ai laboratori per le analisi biologiche e la ricerca di profili genetici. Parallelamente, gli investigatori stanno esaminando le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza della zona nella fascia oraria compresa tra la mezzanotte e le tre del mattino.

La vicenda ha suscitato sgomento e amarezza. Franca Rizzo, presidente del Centro Antiviolenza “Fiorediloto”, sottolinea la gravità di un gesto che unisce alla violenza fisica la minaccia diretta della vita. L’associazione ricorda come il sommerso di questi episodi rimanga enorme e richiama alla priorità di sostenere la persona colpita, garantendo continuità di cura e assistenza legale anche al suo rientro a casa.

L’attenzione si sposta poi sulla tutela della libertà personale. Viaggiare da sole rappresenta un diritto e non può mai trasformarsi in una colpa o in una presunta imprudenza. La responsabilità dell’accaduto appartiene solo ed esclusivamente a chi ha deciso di commettere il reato.

Le indagini continueranno senza sosta per dare un volto e un nome all’autore dell’aggressione, restituendo verità e giustizia a una storia segnata dal dolore.

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Anna Caprioli

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