Ex Ilva di Taranto: sciopero e blocco stradale. L’ombra della chiusura dell’area a caldo spaventa 20mila lavoratori

Tensione alle stelle per il decreto che impone lo stop all’area a caldo entro ottobre: sindacati in piazza prima dei tavoli al Mimit.

Una giornata di profonda tensione e forte apprensione quella di oggi , 3 agosto, a Taranto. I lavoratori dell’ex Ilva hanno incrociato le braccia per uno sciopero di otto ore per ciascun turno, sfociato nell’occupazione temporanea della statale 100 all’altezza della direzione dello stabilimento siderurgico. La protesta, proclamata unitariamente da Fim, Fiom, Uilm e Usb, scaturisce dal drammatico decreto della Corte d’Appello di Milano che ha imposto lo spegnimento dell’area a caldo entro il prossimo 28 ottobre. Una decisione che rischia di far precipitare nel baratro l’intera vertenza occupazionale ed economica del territorio alla vigilia degli incontri decisivi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Il blocco della Statale 100 e l’urlo dei lavoratori

La mobilitazione si è aperta con un’assemblea partecipata e tesissima davanti al consiglio di fabbrica, dove i rappresentanti sindacali hanno illustrato la gravità dello scenario operativo. Successivamente, i dipendenti di Acciaierie d’Italia in AS, Ilva in AS e delle ditte dell’indotto sono confluiti in un lungo corteo fino alla Statale 100, bloccando il traffico veicolare per lanciare un segnale d’allarme disperato alle istituzioni locali e nazionali. Sotto la lente delle tute blu c’è la tenuta sociale di una comunità che vede minacciato, ancora una volta, il proprio sostentamento economico.

Il nodo dell’area a caldo e la vertenza al Mimit

La vertenza si sposta ora su un tavolo governativo che si preannuncia incandescente. A partire da martedì 4 agosto sono infatti previsti quattro incontri chiave al Mimit con sindacati, Confindustria e le associazioni dell’appalto. Sulla vertenza pesa la conferma del gruppo indiano Jindal, riaffermatosi disponibile all’acquisizione degli impianti, ma l’incertezza sul futuro dell’area a caldo lascia nell’angoscia migliaia di famiglie. Le sigle metalmeccaniche chiedono a Palazzo Chigi interventi pubblici d’urgenza per garantire la transizione ecologica senza sacrificare la continuità occupazionale.

Il rischio di una bomba sociale su Taranto

Sullo striscione srotolato dai dimostranti campeggia un interrogativo angoscioso che pesa come un macigno: “Embrace the future anche per i 20.000 lavoratori AdI AS, Ilva AS e appalto?”. Il richiamo ironico allo slogan dei prossimi Giochi del Mediterraneo evidenzia il clima di fortissima preoccupazione per una crisi che potrebbe polverizzare l’economia dell’intera provincia. I sindacati chiedono con forza una clausola sociale vincolante e l’intervento diretto dello Stato, ribadendo che la tutela della salute e dell’ambiente non può e non deve tradursi nella cancellazione del diritto al lavoro.

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foto Ansa

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Elvira Zammarano

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