La Teologia di Roberta Simini: Il Vangelo di Matteo e il silenzio sui nuovi martiri

In quel tempo Gesù disse ai suoi apostoli: “chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia la troverà.

Parole dure queste di Gesù, esigenti, definitive. Ma perché Gesù parla in modo così diretto, quasi ad incutere timore.

Erano tempi di persecuzione, essere cristiani voleva dire rischiare di perdere la libertà, i propri beni e perfino la vita. I testimoni, in greco martiri, erano chiamati ad affrontare una realtà piena di pericoli, il rischio, a volte, era nella stessa famiglia: figlio contro padre, padre contro figlio, nuora contro suocera, suocera contro nuora.

Era facile cadere nella tentazione di rinnegare l’incontro fatto con Cristo Gesù, per salvare sé stessi, i propri beni, il sostentamento dei propri familiari, dei figli, dei genitori anziani. Il coraggio della testimonianza, nei momenti di persecuzione poteva facilmente venire a mancare. La comunità cristiana nascente avverte che rinnegare vuol dire tradire la propria vocazione, la chiamata di Gesù alla sua amicizia, a diventare figli di Dio e questo aveva un prezzo.

Sottrarsi al martirio fuggendo, rifugiandosi nelle campagne o sui monti finché le cose non si fossero calmate è sempre stato considerato lecito. San Cipriano di Cartagine sfuggi alla persecuzione di Decio, rifugiandosi in campagna, morirà più tardi, martire, nella persecuzione voluta da Valeriano. San Cipriano difese la riammissione dei lapsi nella Chiesa, dopo un percorso di penitenza. I lapsi erano coloro che avevano accettato di sacrificare agli dei, pur restando in cuor loro cristiani, ma abiurando solo con la bocca e non col cuore. I rigoristi non volevano più accettarne il ritorno nella comunità cristiana, Cipriano li difese e alla fine ebbe ragione da tutta la Chiesa.

Queste prove ci sembrano patrimonio del passato? La religione cristiana è la più perseguitata nel mondo. Sono migliaia i martiri cristiani ogni anno, nel silenzio assordante delle istituzioni mondiali. In Nigeria, nel Sudan, in Pakistan, in Cina. Chiese date alle fiamme, simboli cristiani distrutti, cristiani incarcerati, torturati, uccisi. I convertiti al cristianesimo, dall’Islam, arrestati, condannati a morte.

Quante persone sono ancora disposte a perdere la loro vita per Cristo!

Non usano i figli, la famiglia come giustificazione del venir meno alla loro vocazione, la loro coerenza è meravigliosa. Non si vede nel nostro mondo pigro, apatico e indifferente, un’indignazione, una condanna aperta, un grido di dolore e di solidarietà.

Un Occidente timido, preoccupato solo del suo benessere, pieno di falsi scrupoli, dovuti ad una profonda ignoranza di molti e alla malafede di pochi burattinai senza scrupoli. Li stessi i cui antenati praticavano la tratta degli schiavi e che adesso vorrebbero schiavi inutili tutti noi.

Chi perde la propria vita per Cristo, chi rinuncia a carriere facili, a guadagni facili, ricevuti unendosi al coro delle prefiche odierne, la troverà. Perché la Verità vi farà liberi e la Verità è Cristo.

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Roberta Simini

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2 commenti su “La Teologia di Roberta Simini: Il Vangelo di Matteo e il silenzio sui nuovi martiri”

  1. Concetto cristiano espresso molto bene. Ma in che cosa può tradursi oggi nella quotidianità la rinuncia alla vita per trovare la vita declamata da Gesù?

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  2. Il commento di Roberta Simini del passo tratto dal Vangelo di Matteo mette in luce come le parole radicali di Gesù nascano dal contesto delle prime persecuzioni, in cui la fede esigeva scelte drammatiche all’interno degli stessi affetti familiari. L’autrice evoca la vicenda storica dei lapsi e l’equilibrio di San Cipriano per stendere un filo rosso fino ai giorni nostri, denunciando il silenzio dell’Occidente davanti ai moderni martiri in Africa e Asia.

    L’autrice dimostra come il Vangelo possa farsi guida quotidiana: non resta teoria astratta, ma interroga le nostre piccole e grandi viltà di ogni giorno, fatte di compromessi e pigrizie. Senza retorica o moralismi, la riflessione ci mette davanti a uno specchio, ricordandoci che la coerenza ha un prezzo e che difendere la Verità – anche quando costa la carriera o il benessere – è l’unica via per restare davvero liberi.

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