Il caso politico sollevato dal rinnovo del collegio dei revisori dei conti dell’Acquedotto Pugliese si arricchisce di un nuovo capitolo. A seguito delle polemiche e delle reazioni sollevate dalla designazione unilaterale di Elisa Perez, il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Toni Matarrelli, ha diffuso una nota ufficiale per chiarire la propria posizione e rivendicare la piena legittimità e l’opportunità della decisione assunta tramite decreto presidenziale.
Il dovere di intervenire contro il blocco della macchina amministrativa
Nel documento di replica, il vertice di via Gentile ha voluto innanzitutto chiarire i confini normativi entro i quali si è sviluppato il suo intervento istituzionale. Matarrelli ha ricordato che, secondo l’impianto della legislazione regionale vigente, la titolarità primaria per questo genere di designazioni strategiche appartiene all’intero Consiglio regionale. Tuttavia, di fronte al prolungato stallo d’aula e al mancato adempimento delle procedure entro i termini perentori stabiliti, scatta un preciso obbligo giuridico in capo alla figura del presidente.
L’adozione del decreto sostitutivo, secondo la tesi del presidente, non è stata dunque un’ingerenza ma un atto dovuto e vincolato, necessario per evitare la paralisi operativa degli organi di controllo della principale società pubblica del Mezzogiorno. Lo stallo burocratico avrebbe infatti impedito il regolare rinnovo delle cariche di revisione contabile, bloccando di fatto le attività di monitoraggio economico dell’ente idrico.
La difesa del merito oltre i confini geografici
Il nucleo della precisazione si concentra poi sui criteri che hanno guidato l’individuazione della professionista mesagnese, finita al centro delle critiche per via dei trascorsi politici comuni all’interno dello stesso contesto municipale. Matarrelli ha respinto ogni accusa di favoritismo territoriale o personale, sottolineando che la selezione è avvenuta scorrendo una rosa di profili precedentemente vagliati e inseriti in un elenco ufficiale tramite un bando pubblico selettivo.
La difesa dell’operato si trasforma così in una rivendicazione di pari opportunità per i professionisti della provincia brindisina. Il presidente ha concluso affermando che il possesso di competenze certificate e di titoli accademici adeguati deve rimanere l’unico parametro di valutazione, rifiutando la logica di una preclusione geografica che finirebbe per penalizzare le figure professionali solo in base al proprio comune di nascita o di residenza. La discussione sulle riforme delle modalità di selezione resta comunque aperta tra i banchi dell’opposizione e della maggioranza a Bari.
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