Protesta CIA sul grano al porto di Bari: Sicolo chiede il blocco delle importazioni per sei mesi

La crisi della cerealicoltura italiana esplode al porto di Bari. Questa mattina, centinaia di agricoltori della CIA hanno dato vita a un vibrante flash-mob davanti al Varco della Vittoria. La protesta nasce contro l’arrivo continuo di navi cariche di grano straniero. Secondo gli imprenditori, questa invasione deprime i prezzi del prodotto locale e alimenta la speculazione proprio alla vigilia del nuovo raccolto.

Il crollo dei prezzi sta spingendo i produttori verso il baratro finanziario. Oggi il grano duro viene pagato tra i 19 e i 25 euro al quintale. Si tratta di una cifra inferiore a quella di quaranta anni fa. I dati Ismea confermano il dramma. Coltivare un ettaro costa circa 1170 euro, ma l’industria ne riconosce appena 500 o 600. Molti agricoltori sono così costretti a vendere in netta perdita.

«Chiediamo che già dai primi giorni siano bloccate le importazioni fino a dicembre 2026, visto l’approssimarsi della raccolta del grano duro, perché le scorte presenti nei magazzini dell’industria molitoria sono più che sufficienti», ha dichiarato con fermezza Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale di CIA. Il leader sindacale giudica i controlli attuali del tutto insufficienti e chiede verifiche severe e permanenti su ogni singola imbarcazione.

Il sindacato chiede una svolta radicale a ministeri e istituzioni. L’obiettivo è bloccare le speculazioni e fermare la riduzione delle superfici coltivate, diminuite del 40% in trent’anni. «Negli ultimi anni abbiamo avuto una crescita abnorme: nel 2023 le importazioni sono aumentate di un +40% rispetto al 2022 e +30% rispetto al 2021. Un ulteriore crescita si è avuta nel 2024, 2025 2026, soprattutto da Paesi extra UE», conclude Sicolo. Per salvare la filiera serve subito una legge sulla pasta prodotta al 100% con grano italiano.

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Elvira Zammarano

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