Grano duro italiano, la protesta di CIA al porto di Bari per salvare la filiera

Le importazioni incontrollate e il crollo del valore commerciale della materia prima minacciano la sopravvivenza della cerealicoltura nazionale. Per accendere i riflettori su questa emergenza economica, i produttori agricoli delle aree centro-meridionali della penisola si raduneranno dinanzi allo scalo marittimo del capoluogo pugliese il prossimo venerdì. L’iniziativa di protesta intende bloccare il declino di un comparto strategico per l’economia agroalimentare.

Al presidio parteciperanno i rappresentanti delle municipalità, i parlamentari del territorio, l’assessore Francesco Paolicelli insieme ai componenti dell’assemblea legislativa regionale eil Presidente della regione Antonio Decaro. Accanto agli operatori della terra si schiereranno anche i sodalizi dei cittadini, coordinati dal dirigente Fabrizio Premuti della sigla Konsumer Italia. La mobilitazione generale risponde a una crisi profonda iniziata tre anni fa, aggravata dall’impennata dei costi aziendali e dalle anomalie climatiche che hanno ridotto i campi coltivati.

Il portavoce Gennaro Sicolo, ai vertici dell’organizzazione dei coltivatori, ha evidenziato i rischi legati ai carichi navali esteri che giungono nei moli senza parametri chiari di tracciabilità e salubrità. Secondo l’esponente sindacale, la perdita della sovranità alimentare mette a rischio la sussistenza delle imprese e la trasparenza delle etichette sulle confezioni di pasta e pane acquistate quotidianamente dalle famiglie. La raccolta firme promossa sul territorio ha già incassato l’adesione di quarantacinque giunte comunali.

La piattaforma rivendicativa si articola in sei precise richieste indirizzate ai palazzi governativi. Si pretende l’applicazione rigorosa delle norme contro le speculazioni commerciali e il divieto per la Commissione Unica Nazionale di fissare valori inferiori alle spese vive sostenute nei campi. Il piano prevede inoltre un drastico potenziamento delle ispezioni a bordo dei mercantili, affidando le verifiche merceologiche e sanitarie al personale dei Nuclei Antisofisticazioni, ai militari della Guardia di Finanza e ai tecnici dell’Osservatorio Fitosanitario.

Il vertice associativo guidato da Cristiano Fini esorta infine gli acquirenti a preferire produzioni derivate interamente da filiere locali. Questo comportamento d’acquisto rappresenta l’unico argine per difendere la salute pubblica e garantire il giusto reddito ai lavoratori della terra, evitando che l’anello più debole della catena produttiva debba sostenere i costi di una crisi sistemica non più tollerabile.

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Anna Caprioli

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