La Teologia di Roberta Simini – Il significato del Corpus Domini: una riflessione sul mistero dell’Eucaristia

Questa domenica 7 giugno la Chiesa Cattolica festeggia il Corpus Domini, ossia l’Eucaristia, istituita da Gesù poco prima che si compisse l’estremo sacrificio.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. (Gv 6, 51-59)

Per chi avesse pensato che la religione cristiana fosse una religione semplice, per illetterati, per persone poco intelligenti, sulla scia della presunzione degli illuministi e dopo di loro dei positivisti e derivati vari, (si pensi che il termine cretino deriva dal francese antico crétin a sua volta originato dall’espressione chretién ossia cristiano) queste parole sono la dimostrazione di quanto questa religione superi le nostre capacità intellettuali, come sia molto al di sopra e al di là delle nostre possibilità di comprensione.

Possiamo solo contemplare i suoi misteri e perderci in questa nube oscura e luminosissima, come dice San Dionigi l’Areopagita nella sua Mistica Teologia.

Non è un caso che la teologia cristiana più elevata sia quella apofatica, ossia: di Dio posso dire solo quello che non è, ma non posso dire quello che è nella Sua essenza insondabile.

Noi abbiamo il dogma insondabile della Trinità, un Dio che è Uno in tre Persone, unite dalla stessa Sostanza, abbiamo il Dio creatore, che l’universo non può contenere, perché è da Esso contenuto, che si fa uomo, il Creatore che si fa creatura. Il processo d’incarnazione è definito dalla teologia come chenosi, abbassamento. Dio si rimpicciolisce tanto da rinchiudersi in un embrione umano, in un neonato indifeso, in un uomo, che si lascia, per giunta, catturare, torturare e uccidere.

Tutto ciò, se proviamo a rifletterci è davvero al di là della nostra comprensione. La creatura fatta da Lui a Sua immagine, secondo la Sua somiglianza, diviene tanto superba da volere abolire il Creatore dal suo orizzonte, rendendosi conto di quanto questo sia limitato, ma non cedendo, tentando e ritentando di usurpare a Dio il suo Trono, la Sua Signoria. E questo Dio, offeso, rinnegato, vilipeso, non lascia l’uomo in balia di sé stesso, ma arriva a donare il Figlio, cioè sé stesso nel Figlio, come atto di amore inavvicinabile, immenso, incomprensibile.

Ma non finisce qui la follia di questo amore: addirittura si fa cibo, si fa pane, perché se vogliamo così intensamente essere come Dio, Dio stesso ci da questa opportunità. Se è vero che siamo quello che mangiamo, secondo un antico detto, mangiamo la carne di Dio fatto pane, disceso dal cielo ed Egli ci fa come lui, adottati come Suoi figli, non per natura ma per grazia.

Tutto ciò è talmente difficile da comprendere che molti, anche cristiani non l’hanno capito, incominciando da Lutero, Calvino e le tante chiese protestanti che riducono la Cena del Signore a una semplice memoria di gesti compiuti allora e non capaci di rinnovarsi.

Non è facile la nostra religione, non è facile la nostra fede, ma nulla di più bello, di più profondo, di più grande è mai stato proclamato nelle migliaia di secoli, che accompagnano la storia di questa umanità, che edifica torri di Babele, per arrivare in cielo, ma continua a non capirsi, a combattersi, a distruggere sistematicamente ogni progresso, trasformano lo stesso progresso in corruzione disumanizzante, che si affanna a proclamare il rispetto per la natura e nega la stessa natura umana, manipolandola in modo perverso.

Cristo si è fatto pane, si è messo proprio in queste nostre mani, indifeso, vulnerabile fino all’assurdo. Può esistere un amore più grande di questo?

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Roberta Simini

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1 commento su “La Teologia di Roberta Simini – Il significato del Corpus Domini: una riflessione sul mistero dell’Eucaristia”

  1. Nel suo articolo dedicato al Corpus Domini, Roberta Simini propone una intensa riflessione sul mistero dell’Eucaristia, presentata come il vertice dell’amore di Dio per l’umanità. Muovendo dalle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni – «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» (Gv 6,51) – l’autrice sottolinea come il cristianesimo non sia una religione semplice o riducibile alla sola ragione, ma una fede fondata su misteri che superano la comprensione umana. Particolarmente significativa è l’idea della kenosi, l’“abbassamento” di Dio che si fa uomo e, nell’Eucaristia, addirittura pane per nutrire l’umanità: «Dio si rimpicciolisce tanto da rinchiudersi in un embrione umano». Il testo assume così un tono contemplativo e spirituale, insistendo sul paradosso di un Dio onnipotente che sceglie la vulnerabilità e il dono di sé.

    Al di là della prospettiva confessionale, l’articolo possiede anche un importante valore etico universale. L’immagine di Cristo che «si è fatto pane» richiama infatti i valori della condivisione, della solidarietà e della cura dell’altro. Il messaggio centrale non riguarda soltanto la fede cristiana, ma una concezione dell’esistenza fondata sull’amore gratuito e sull’umiltà, in opposizione alla superbia e all’individualismo che spesso caratterizzano la società contemporanea. Pur presentando alcuni giudizi polemici verso la modernità e le altre confessioni cristiane, il testo conserva una forte capacità evocativa e invita a riflettere su una verità che può parlare a credenti e non credenti: la vera grandezza non consiste nel dominare, ma nel sapersi donare agli altri. In questo senso, il Corpus Domini diventa simbolo universale di comunione, fraternità e responsabilità reciproca.

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