Un attentato incendiario davanti all’abitazione di un giovane cronista, preceduto da minacce e culminato in un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. È quanto accaduto ad Adriano Cappellari, giornalista vicentino finito nel mirino di ignoti che, secondo quanto emerso dalle indagini, hanno lasciato bottiglie incendiarie e materiale potenzialmente esplosivo nei pressi della sua casa.
La vicenda ha suscitato una forte reazione nel mondo dell’informazione e delle istituzioni. Cappellari, collaboratore del quindicinale L’Altopiano e del Giornale di Vicenza, si è distinto negli ultimi anni per numerose inchieste e servizi giornalistici, tra cui quelli dedicati alla realtà di Caivano e all’impegno di don Maurizio Patriciello contro criminalità e degrado sociale.
L’episodio viene considerato particolarmente inquietante perché si inserisce in un contesto di intimidazioni che, secondo le ricostruzioni, non sarebbe iniziato con l’attacco delle scorse ore. Nei mesi precedenti, infatti, il cronista avrebbe già ricevuto lettere minatorie e segnali preoccupanti che oggi assumono un significato ancora più allarmante.
A intervenire con parole dure è stato il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, che ha definito quanto accaduto “un atto gravissimo” e “un ulteriore passo nell’escalation delle azioni contro i giornalisti”.
Secondo Bartoli, la solidarietà espressa in queste ore da esponenti politici e istituzionali deve tradursi in provvedimenti concreti. Per questo il presidente dell’Ordine richiama l’attenzione sul disegno di legge che prevede aggravanti specifiche per chi commette violenze, minacce o intimidazioni nei confronti di chi svolge attività giornalistica.
“Si tratta di un vile gesto contro tutta la categoria e di una nuova, grave minaccia alla libertà di stampa e al diritto-dovere di cronaca”, ha dichiarato Bartoli, sottolineando come la tutela dell’informazione rappresenti un presidio essenziale per la democrazia.
L’attentato contro Cappellari riporta al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza dei giornalisti italiani. Negli ultimi anni, infatti, numerosi cronisti impegnati su temi delicati hanno denunciato intimidazioni, minacce e pressioni legate alla loro attività professionale.
La vicenda del giovane cronista veneto viene ora osservata con particolare attenzione non solo dagli investigatori, chiamati a individuare i responsabili dell’attacco, ma anche dalle organizzazioni che difendono la libertà di informazione, sempre più preoccupate per il clima che circonda una parte del giornalismo d’inchiesta nel Paese.
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