La sanità pugliese si trova davanti a una delle fasi economiche più delicate degli ultimi anni. Il disavanzo accumulato nei conti regionali, quantificato in 349 milioni di euro, apre ora la strada all’aumento dell’addizionale Irpef che finirà direttamente sulle spalle di cittadini, lavoratori dipendenti e pensionati. Una scelta che la Regione considera necessaria per tentare di riequilibrare i conti e garantire continuità al sistema sanitario pubblico, ma che inevitabilmente alimenta preoccupazioni e tensioni sociali.
Il tema non riguarda soltanto numeri e bilanci. Tocca da vicino la vita quotidiana dei pugliesi, già alle prese con liste d’attesa spesso interminabili, carenza di personale sanitario, difficoltà di accesso alle cure e una mobilità sanitaria passiva che continua a pesare sulle casse regionali. La percezione diffusa è quella di una sanità che fatica a reggere il peso delle criticità accumulate negli anni e che oggi presenta il conto ai contribuenti.
A intervenire sulla vicenda è l’associazione Cas Art. 32, realtà impegnata nella tutela del diritto alla salute e dei pazienti, che torna a contestare l’aumento dell’Irpef deciso per coprire il disavanzo sanitario regionale.
L’associazione ricorda di aver espresso perplessità già in passato rispetto alla scelta di aumentare la pressione fiscale senza aver prima garantito servizi essenziali adeguati ai cittadini. Oggi, dopo l’annuncio del presidente della Regione Puglia Antonio Decaro sull’applicazione retroattiva degli aumenti fiscali per sanare il deficit, Cas Art. 32 parla apertamente di una sconfitta collettiva.
Secondo l’associazione, la situazione economica complessa non può cancellare la necessità di fare piena chiarezza sulle responsabilità che hanno portato all’attuale squilibrio finanziario. Nel comunicato si sottolinea come, nonostante la gravità del quadro, non siano stati individuati responsabili diretti né siano stati adottati provvedimenti straordinari esterni.
Cas Art. 32 annuncia inoltre che non prenderà parte alla manifestazione di protesta promossa dall’opposizione regionale sotto la Presidenza della Regione Puglia. Una decisione motivata dalla volontà di mantenere una posizione autonoma rispetto alle dinamiche politiche e continuare a lavorare esclusivamente nell’interesse dei cittadini.
Nel testo viene però riconosciuto anche il dialogo avviato negli ultimi mesi con alcune aziende sanitarie locali, in particolare con la ASL di Bari, con cui — pur tra momenti di tensione — sarebbero stati raggiunti risultati concreti a favore dei pazienti.
L’associazione conclude auspicando che questa nuova fase possa essere affrontata con maggiore trasparenza, equilibrio e attenzione verso le fasce più fragili della popolazione. Perché, ricorda, il diritto alla salute non può trasformarsi in un privilegio riservato a pochi.
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