«Come si può chiedere ai pugliesi l’aumento delle tasse e offrire un servizio sanitario da terzo mondo?». È questo l’interrogativo bruciante che l’associazione Cas Art. 32 (Cassa Articolo 32) pone ai vertici della sanità regionale e alla ASL di Bari. Al centro della protesta non ci sono solo i tempi infiniti per esami e visite, ma quella che l’associazione definisce una gestione “discutibile” e “beffarda” delle risposte fornite ai cittadini che provano a far valere il proprio diritto alla salute.


L’analisi di Cas Art. 32: «Normative violate»
Secondo l’osservatorio dell’associazione, se per le urgenze si registra qualche timido intervento, il comparto delle prestazioni “D” (differite) e “P” (programmabili) è ormai fuori controllo. Nonostante le diffide inoltrate dai volontari di Cas Art. 32 per conto dei pazienti, l’azienda sanitaria barese starebbe rispondendo con pec che l’associazione non esita a definire “assurde”.
«La Asl Bari non solo non rispetta la normativa che impone date consone entro i termini — spiegano dall’associazione — ma si spinge a invitare l’assistito a “monitorare” autonomamente le disponibilità». Una richiesta che Cas Art. 32 bolla come tecnicamente impossibile, poiché richiederebbe una doppia ricetta medica o la cancellazione dell’unica prenotazione certa, con il rischio concreto di perdere anche quel posto “oltre termine”.
Le storie: un calendario che corre al 2027
Il dossier di Cas Art. 32 è pieno di casi limite che raccontano un’odissea burocratica senza fine. C’è la signora Alessandra, che per una visita dermatologica dovrà attendere ben 18 mesi (ottobre 2025). C’è la signora Felicetta, il cui intervento sul cristallino è stato fissato per il 13 ottobre 2027. E ancora il signor Francesco, che per un ecocolordoppler e una visita di chirurgia vascolare si è visto assegnare una data a dicembre 2027: 20 mesi di attesa per una prestazione che, sulla carta, dovrebbe essere garantita entro 120 giorni.
«Tutto questo accade mentre la Asl, pur consapevole di violare la legge, invita gli utenti a non “disturbarla” con segnalazioni prima della scadenza dei termini della ricetta», denunciano i volontari.
Il duro affondo del Presidente Fragola
«Quello che sta accadendo ha dell’assurdo — commenta duramente Francesco Fragola, presidente di Cas Art. 32 —. Siamo di fronte a una violazione palese del DL 123/1998 e della legge 107/2024. Dire a un paziente di “monitorare” le liste è una grandissima presa in giro».
Il sospetto sollevato dall’associazione è che, dietro questi ritardi, si nasconda un’incapacità strutturale che ora rischia di ricadere sulle tasche dei contribuenti attraverso un possibile aumento dell’aliquota Irpef regionale.
«Si parla di aumenti causati dalle spese sanitarie — conclude Fragola — ma i servizi dove sono? Dov’è Decaro?». Per Cas Art. 32, la lotta alle liste d’attesa in Puglia non è mai partita davvero, lasciando i cittadini soli davanti a un sistema che sembra rispondere più a logiche di bilancio che ai bisogni reali della popolazione.
Per restare aggiornato segui Wide News su https://www.widenews.it e sulla nostra pagina Facebook ufficiale https://www.facebook.com/WideNewsNotizieDalWebb