Disoccupazione agricola: Confil chiede l’adeguamento dell’indennità

Una battaglia per la dignità e l’equità sociale che parte dalla Puglia, la regione “orto d’Italia”, per puntare dritto ai tavoli nazionali. Al centro del confronto tra il Segretario Generale Confil, Luigi Minoia, e l’Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Francesco Paolicelli, vi è una disparità di trattamento che penalizza da anni migliaia di braccianti: il calcolo dell’indennità di disoccupazione agricola.

La denuncia della Confil è netta: mentre la Naspi (prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti) viene calcolata sul 75% della retribuzione, l’indennità destinata ai lavoratori agricoli è ancora ferma alla soglia del 40%. “Una condizione di precarietà insostenibile”, ha spiegato Minoia, aggravata da un costo della vita in costante ascesa che erode il potere d’acquisto delle famiglie.

Il paradosso risiede nel fatto che l’agroalimentare italiano, eccellenza mondiale con oltre 840 denominazioni di origine, poggia le proprie basi su una forza lavoro composta da oltre un milione di addetti. Di questi, ben 600 mila sono stagionali che, ogni anno, devono fare i conti con un sussidio ridotto rispetto ai colleghi di altri comparti produttivi, nonostante il loro contributo sia vitale per il Made in Italy.

Il peso della questione è particolarmente rilevante nel territorio pugliese. La nostra regione detiene il primato nazionale per numero di occupati nel settore, con 152.000 addetti (circa il 15% del totale italiano). Di questi, ben 115.000 sono percettori di disoccupazione agricola. “Garantire un trattamento più equo non è solo una richiesta sindacale — sottolinea la Confil — ma un atto di giustizia per centinaia di migliaia di persone che sorreggono il sistema produttivo”.

L’Assessore Paolicelli ha accolto positivamente la proposta di modifica normativa, impegnandosi a portarla all’attenzione della Commissione Agricoltura della Conferenza Stato-Regione, di cui è vicepresidente. L’obiettivo è promuovere una modifica della Legge n. 247 del 2007 per eliminare quello che è stato definito un “anacronismo delle tutele sociali”.

“Il lavoro agricolo merita pieno riconoscimento — ha dichiarato Paolicelli — in quanto componente essenziale del sistema produttivo nazionale”. La strada è tracciata: se la proposta dovesse trovare accoglimento a livello ministeriale, si tratterebbe di una svolta storica per la stabilità economica dei lavoratori stagionali, permettendo loro di affrontare i periodi di inattività involontaria con maggiore serenità e una tutela sociale finalmente paritaria a quella degli altri settori.

Per restare aggiornato segui Wide News su https://www.widenews.it e sulla nostra pagina Facebook ufficiale https://www.facebook.com/WideNewsNotizieDalWebb

Condividi su:
Elvira Zammarano

Elvira Zammarano

Lascia un commento