San Giovanni, nel suo Vangelo, ci presenta Gesù che spiega alle folle la Sua missione.
Egli è il buon pastore, che guida il Suo gregge verso pascoli ridenti, dove non ci saranno paura, angoscia, ingiustizia, fame e lacrime. Occorre però che le pecore sappiano riconoscere la voce del vero pastore, non devono piegarsi a seguire il mercenario o peggio il ladro. Quest’ultimo non vuole la felicità, la salvezza delle pecore, ma la loro rovina.
Gesù dice che le pecore riconoscono la Sua voce, e sono quelle pecore che a Lui si sono affidate con cuore sincero, che non guardano alle mode, alle logiche del mondo, ma ai Suoi veri insegnamenti.
Grande è la facilità con cui le “pecore” si potrebbero lasciare ingannare, oggi come nei secoli passati, in questi più di duemila anni dalla venuta del Messia.
Quante eresie e quanti scismi ci sono stati, quante volte gli uomini hanno seguito la loro presunzione, le loro fantasiose e forzate interpretazioni delle Parole di Gesù e dei profeti, quante idee personali di alcuni hanno fuorviato i cuori e le menti del popolo di Dio. Pensiamo ad Ario, seguito anche dagli imperatori romani e da tanti vescovi, nell’affermare che Gesù non era Dio, ma una creatura, inviata da Dio, non il Figlio, o agli gnostici che ritengono la Grazia superflua per chi ha le capacità di arrampicarsi fino al Regno di Dio, o ai catari, che odiavano la carne dell’uomo, fino a negare la bontà del matrimonio e la maternità.
Insomma, mercenari e ladri se ne sono avventati tanti sul popolo di Dio, sul gregge che Egli conduce.
Ma Gesù ci ascia un criterio preciso, nei versetti seguenti del Vangelo di Giovanni, dove non si paragona più al pastore, sa che, nei tempi, si avvicenderanno altri pastori, nel Suo nome, e non tutti saranno buoni pastori, ma dice di Sé: Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di Me sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati, – Gesù si riferisce ai sedicenti Messia che, in quei tempi, si erano presentati aizzando il popolo ebreo alla rivolta contro i romani, rivolte finite nel sangue di chi li avevano seguiti – Io sono la porta, se uno entra attraverso di me, sarà salvato, entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere, Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.
Le parole di Gesù, nei Vangeli e nelle rivelazioni approvate nei secoli dalla Chiesa, non sono fantasie, non sono discorsi con un valore limitato nel tempo, quindi superabili, per adeguarsi alla mentalità di questo secolo. No, sono verità eterne e chi le relativizza, non passa dalla Porta, non conduce alla salvezza il gregge a lui affidato.
Stiamo attenti a non lasciarci ingannare, restiamo ancorati a secoli di tradizione cristiana, al pensiero dei Santi Padri, a San Tommaso d’Aquino e ai suoi successori, alla retta dottrina, non fidiamoci delle innovazioni, anche se fanno comodo, proprio perché fanno comodo.
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