Il verbo greco teleo ($τελέω$), citato nel testo, è fondamentale per comprendere la missione di Cristo non solo come fine di una vita, ma come adempimento totale di un contratto di riscatto per l’umanità.
Gesù appare agli Apostoli (Gv 20, 19-31)
Il primo giorno dopo il sabato Gesù entra nel cenacolo, dove gli apostoli erano riuniti, ben serrati per paura dei giudei. Temevano, a ragione, di essere catturati, torturati e uccisi. In effetti giudei e romani li cercavano, furiosi per l’evento inaspettato della Resurrezione di Cristo. Cercavano in tutti i modi di dimostrare, che il corpo di Gesù era stato trafugato dai suoi seguaci e nascosto, per far credere che fosse risorto.
Le guardie poste a sorvegliare il sepolcro erano state pagate per diffondere la falsa notizia del furto del corpo, da parte dei discepoli di Gesù. Il sinedrio si era impegnato perché Pilato non li punisse; quindi, si cercavano i discepoli per poter ritrovare il corpo e mostrarlo al popolo, a dimostrazione della falsità della Resurrezione.
Erano chiusi e spaventati, forse increduli, le donne avevano testimoniato, la tomba vuota era stata ispezionata da Pietro e Giovanni, la Maddalena aveva raccontato di averlo incontrato, ma gli apostoli non l’avevano ancora veduto.
Gesù entra nel cenacolo attraverso una porta sprangata, immaginiamo lo stupore, ma anche il timore che colse al principio gli apostoli. Che fosse uno spettro, un fantasma, fu il loro primo pensiero, ma Gesù li salutò con la frase: Pace a voi! E la pace fu su di loro. Il timore si trasformò in gioia, era lì, vivo, in carne e ossa, come diremmo oggi.
Era vivo, portava i segni della passione nella Sua carne, ma ormai non soffriva più.
Tommaso testimonia questa difficoltà a credere che non fosse un fantasma, uno spettro, ma il Maestro vivo è presente in mezzo a loro. Tommaso toccò le sue ferite e constatò che era carne, che non era uno spirito, ma un uomo vero, fatto di carne e sangue e lo adorò. La sua reazione fu: Tu sei il Figlio di Dio!
Ma questo uomo di carne e sangue non era più soggetto alle leggi della natura, passava attraverso le porte chiuse, mangiava, parlava con loro, operava altri miracoli, non scritti in questo libro, come racconta Giovanni, appariva e spariva così come era apparso. Dove andava, quando scompariva alla vista dei suoi?
Gesù era entrato, con l’umanità che aveva assunta, nell’eternità, nell’eterno presente, in una dimensione nuova per noi, le leggi della fisica, le leggi di questo mondo non lo limitavano più. Le aveva accettate, fatte Sue, rispettate per tutta la Sua esistenza terrena, ora non lo costringevano più. Il Signore della natura, Colui che quelle leggi aveva poste e volute, perché noi potessimo esistere, ora ne era libero, come lo saremo noi un giorno, padroni dello spazio e del tempo. Noi adottati da Dio a figli nel Figlio, riscattati col prezzo di tutto il Suo sangue, di tutta la Sua immensa sofferenza, liberati dal dominio di satana, dobbiamo esultare e portare questa certezza a tutta l’umanità. Tutto è compiuto, il riscatto è stato pagato: Tetelestai è il verbo usato da Giovanni nel riportare la frase di Gesù morente sulla croce. Tetelestai, dal verbo greco teleo, portare a termine, indica che il debito è stato pagato, che la missione è stata compiuta. Nei documenti antichi veniva usato per indicare che un debito era stato pagato in pieno.
Gesù, nel dare loro lo Spirito Santo, sta dicendo: ora tocca a voi! Ora tocca a noi portare la pace e la libertà dei figli di Dio a tutta l’umanità!
Che la pace di Cristo sia con tutti noi!
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