LEGGI CON ANNA: “L’Uomo del Labirinto” di Donato Carrisi

Donato Carrisi, il buio della mente e il mistero di Samantha Andretti

Nel cuore di un’estate soffocante, dove un’afa anomala costringe il mondo a invertire i propri ritmi per sopravvivere nell’oscurità, si consuma il ritorno più incredibile: Samantha Andretti riemerge dalle tenebre che l’avevano inghiottita quindici anni prima. Rapita adolescente e svanita nel nulla per un tempo che sembrava aver cancellato ogni speranza, Sam si ritrova ora libera, ferita e intrappolata in un nuovo labirinto, quello della propria mente traumatizzata.

È qui che si inserisce la figura magnetica del dottor Green, un profiler che non cerca tracce sulle strade, ma scava nei ricordi della vittima per dare un volto al suo carceriere. Il mistero della sparizione di Samantha non è però solo un enigma clinico: là fuori, a caccia della stessa verità, si muove Bruno Genko, un investigatore privato che avverte il peso di un vecchio fallimento e l’urgenza di un tempo vitale ormai agli sgoccioli.

La forza narrativa di Donato Carrisi si manifesta proprio in questa capacità di risucchiare l’attenzione attraverso una struttura a incastri, dove la trama si fonde con una riflessione spietata sulla percezione umana. L’autore dissemina il percorso di piccoli indizi, apparenti sassolini che, pagina dopo pagina, si trasformano in macigni capaci di travolgere ogni certezza del lettore. La maestria risiede nel modo in cui viene profilato il “mostro”: non un’entità distante, ma una presenza che si nutre di un buio capace di annullare l’identità.

Carrisi esplora il lato oscuro con una lucidità quasi sfacciata, suggerendo che l’orrore possa mimetizzarsi perfettamente tra gli insospettabili, lasciando addosso una sottile e persistente insicurezza. In questo scenario di ambiguità e specchi deformanti, la figura di Genko brilla di una luce crepuscolare; la sua consapevolezza della fine imminente aggiunge un livello di urgenza emotiva che rende la ricerca della verità quasi un atto di espiazione.

Attraverso capitoli che si chiudono come trappole, costringendo a voltare pagina, il romanzo si conferma un meccanismo d’alta precisione che gioca con i sentimenti e le aspettative. Carrisi orchestra un finale che è un paradosso perfetto: offre una risoluzione al caso, ma sottrae la consolazione di una verità definitiva, confermando che nel labirinto della mente, una volta entrati, nulla è mai davvero come appare.

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Anna Caprioli

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