Salento, Crisi del vino e sostenibilità: il grido d’allarme da Cantine Due Palme all’Assessore Paolicelli

«L’adozione dei vitigni PIWI è un’emergenza non più rinviabile»: il Parco Sperimentale di Cantine Due Palme è già real

Il tempo delle attese è finito e la preoccupazione dei produttori pugliesi è ormai ai livelli di guardia. Mentre il Nord Italia corre verso una viticoltura a impatto zero, la Puglia — prima regione vitivinicola del Paese per volumi — rischia di restare pericolosamente ferma al palo. È questo il grido d’allarme che accompagnerà il convegno del prossimo 1° aprile a Villa Neviera, a Cellino San Marco, dove Cantine Due Palme e U.Co.Vi.P. metteranno l’Assessore regionale all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, di fronte a una realtà non più ignorabile.

«La Puglia rischia di restare spettatrice mentre il resto d’Italia avanza su tecnologie che abbattono la chimica fino al 90%», denunciano gli organizzatori, sottolineando come l’adozione dei vitigni resistenti (PIWI) sia l’unica barriera contro l’esplosione dei costi e le malattie fungine.

Il rammarico è profondo, soprattutto perché la rotta era stata tracciata già dieci anni fa. Angelo Maci, enologo e Presidente Fondatore di Cantine Due Palme, aveva infatti proposto alla Regione l’adozione di queste varietà già nel 2016. «Se la mia proposta avesse trovato una risposta concreta allora, oggi avremmo un decennio di dati scientifici sul nostro territorio e saremmo leader della sostenibilità, anziché inseguitori», dichiara con amarezza Maci. Oggi, quel monito si trasforma in un ultimatum: la Puglia non può più permettersi di ignorare vitigni come il Souvignier Gris o il Cabernet Cortis, capaci di resistere naturalmente a peronospora e oidio, tutelando la salute degli operatori e l’ambiente.

Di fronte a quella che molti definiscono un’inerzia istituzionale, la ricerca privata non si è però fermata. In collaborazione con l’Università del Salento, Cantine Due Palme ha già reso operativo il Parco Sperimentale della Vite e del Vino. «Abbiamo scelto di non aspettare la politica, realizzando un investimento privato che è a tutti gli effetti ricerca pubblica per il territorio», spiegano dall’azienda. Sotto la direzione del Prof. Luigi De Bellis, il centro di Cellino San Marco sta già testando la risposta di varietà innovative e grandi autoctoni, come Negroamaro e Primitivo, ai cambiamenti climatici e agli stress biologici.

L’appello che partirà dal tavolo di Villa Neviera, alla presenza dei vertici di Coldiretti, Confagricoltura e dei principali Consorzi di tutela, è netto: servono incentivi alla riconversione, finanziamenti alla ricerca applicata e l’inserimento dei PIWI nei piani di sviluppo rurale 2024-2030. «Nelle mani dell’Assessore Paolicelli, questo modello può diventare la base per una politica agricola ambiziosa», concludono i promotori. La sfida è lanciata: la scienza ha tracciato la strada, ora spetta alle istituzioni decidere se la Puglia debba essere protagonista del futuro o vittima del proprio passato.

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Elvira Zammarano

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