“Misure del Governo insufficienti, il settore rischia il collasso”. Il caro gasolio mette a terra la flotta pugliese, in gioco 5.000 posti di lavoro
Il vertiginoso aumento del costo dei carburanti sta innescando un pericoloso effetto domino che dalle banchine dei porti pugliesi minaccia di travolgere l’intera economia costiera della regione. La Flai Cgil Puglia, per voce del suo segretario generale Antonio Ligorio, ha lanciato un grido d’allarme durissimo contro l’insufficienza delle contromisure adottate dall’esecutivo. Secondo il sindacato, le attuali agevolazioni fiscali non sono in grado di arginare una crisi che da emergenziale sta diventando strutturale, rendendo di fatto antieconomica l’attività stessa della pesca.
Al centro della contestazione vi è il credito d’imposta del 20% sui carburanti, definito “irrisorio” e del tutto sproporzionato rispetto all’entità dei rincari. I 10 milioni di euro stanziati a livello nazionale per il trimestre marzo-maggio rappresentano, secondo Ligorio, una misura tampone che non offre alcuna prospettiva di lungo periodo. Il risultato è visibile in ogni marineria della regione: decine di imbarcazioni restano ormeggiate perché il ricavo della vendita del pescato non copre nemmeno le spese vive del gasolio necessario per l’uscita in mare.
I numeri del comparto descrivono l’importanza della posta in gioco. La Puglia vanta una flotta di oltre 1.400 pescherecci, che rappresentano più del 12% del totale nazionale, e un indotto che genera un valore di circa 225 milioni di euro. Tra pesca diretta, acquacoltura e mitilicoltura, sono oltre 5.000 gli addetti che rischiano il posto di lavoro. Se si considera l’intera filiera — dalla trasformazione alla logistica, fino alla ristorazione — il settore arriva a incidere per il 3,5% sul PIL regionale. Una desertificazione economica di questi territori avrebbe ripercussioni sociali devastanti per le comunità che vivono di mare.
La Flai Cgil Puglia chiede dunque un cambio di passo immediato: non più interventi spot, ma misure strutturali che prevedano un abbattimento stabile dei costi energetici per le imprese ittiche e strumenti di tutela reali per il reddito dei lavoratori. Il sindacato sollecita la convocazione urgente di un tavolo di confronto con la Regione e il Governo per varare un piano straordinario di rilancio. Senza risposte concrete e durature, il rischio è che una crisi ampiamente prevedibile si trasformi nel colpo di grazia per uno dei pilastri dell’identità produttiva pugliese. Su WideNews continueremo a monitorare la situazione dei nostri porti per dar voce alle istanze di chi lavora in mar
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