La Teologia di Roberta Simini – Gesù resuscita Lazzaro: significato del miracolo e perché il Sinedrio decise di ucciderlo

Giovanni, nel suo Vangelo, ci racconta l’episodio della resurrezione di Lazzaro, da parte di Gesù. L’episodio è estremamente noto a tutti noi cristiani. Lazzaro è malato, le sorelle mandano un messaggio a Gesù, che si trova in Galilea: “il Tuo amico è malato”. La loro è una richiesta d’aiuto suffragata dal particolare rapporto di amicizia e di affetto che lega loro tre al Maestro. Gesù però indugia, non si muove subito, gli apostoli sanno che i giudei tramano contro di Lui e non si meravigliano per questa scelta. Dopo due giorni, Gesù annuncia che Lazzaro è ormai morto e si incammina verso Betania, in Giudea. Non era facile per chi lo seguiva capire sempre le Sue intenzioni, il mistero era la cifra spesso dei suoi comportamenti. Ma nel piano di Dio Lazzaro doveva morire e rimanere nel sepolcro ben quattro giorni.

La resurrezione di Lazzaro è molto diversa da quegli episodi di ritorno alla vita ad opera dei profeti e dello stesso Gesù. Eliseo, infatti, resuscita il figlio della vedova durante il suo trasporto al sepolcro, Gesù fa lo stesso con la fanciulla, la risveglia appena morta, questo dà la possibilità a chi vuole dubitare di pensare ad una morte apparente, o ad altro fenomeno affine, ma un morto di quattro giorni non da scampo alla ragione.

Già emana cattivo odore, avverte Marta, la sorella di Lazzaro, cercando di dissuadere Gesù da far aprire il sepolcro. Ma Gesù sa bene quello che fa: “Lazzaro vieni fuori!”

Questo è il grido folle di Gesù, che dopo aver pianto la sua morte con le sorelle e i presenti, lo restituisce alla vita, agli affetti, alla luce.

Tutto questo non nel chiuso di una casa, in una caverna solitaria, ma lì davanti a tante persone. Il morto esce ancora con le bende e il sudario sul volto.

Molti dei presenti credettero in Lui. Certo di fronte a un miracolo così grande ci vuole molta determinazione per non credere.

E questa determinazione ebbe il Sinedrio. Questo miracolo fu quello che convinse i dottori e i sacerdoti che Gesù doveva morire, doveva essere eliminato, era davvero troppo pericoloso.

Pericoloso per lo status quo istituito nel popolo eletto.

Gesù non aveva seguito nessuna delle regole che erano state imposte al popolo. Non veniva da una scuola rabbinica eppure insegnava, non appoggiava mai le sue parole sull’autorità di insegnamenti precedenti, classica era la frase usata dai maestri: Come disse rabbi Akivah, o qualche altro rabbino famoso, la cui saggezza era riconosciuta da tutti. “Parla come uno che ha autorità” era una frase riferita a Gesù, ma non con ammirazione, ma piuttosto come un rimprovero. “Non è costui il figlio del falegname?” chi gli dà tutta questa autorità.

Gesù inoltre non è tenero con i farisei e con il Sinedrio. Li chiama “sepolcri imbiancati”, “ipocriti”, ne sottolinea le ingiustizie, i cattivi comportamenti, la lettura della legge secondo i propri comodi e così via.

Doveva essere tolto di mezzo, prima che tutto il popolo vedesse le Sue opere e credesse in Lui piuttosto che in loro.

Il Sinedrio aveva trovato un equilibrio con l’occupante romano. I romani, infatti, lasciavano ampi spazi di potere alle autorità locali, nelle cose meno importanti per loro.

Il potere romano interveniva nelle faccende più gravi, come le condanne alle pene capitali, le tasse e la politica estera, militare. Gli affari interni venivano gestiti dalle autorità locali. Il Sinedrio era preoccupato di perdere il suo piccolo potere e i suoi privilegi. Per questo Gesù doveva morire. Dopo quel miracolo doveva essere tolto di mezzo il prima possibile. E questo proposito non tarderà ad essere realizzato, ma davvero inutilmente, grazie a Dio.

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Roberta Simini

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