Rinnovabili in Puglia: la Regione salva gli ulivi e le colture di pregio

Accolte le richieste di CIA Agricoltori: stop agli impianti selvaggi nei campi produttivi. Gennaro Sicolo: «Sì all’energia pulita, ma senza sacrificare le nostre eccellenze agricole»

La Puglia prova a tracciare una linea di confine chiara tra la necessità di produrre energia pulita e il dovere di proteggere le sue campagne. Il nuovo disegno di legge regionale sulle fonti rinnovabili sta raccogliendo consensi importanti, in particolare dal mondo agricolo, grazie a un percorso di ascolto che sembra aver dato i frutti sperati. Durante le ultime audizioni, le istituzioni pugliesi hanno recepito le proposte avanzate dalla CIA Agricoltori Italiani, orientate a evitare che la corsa al fotovoltaico finisca per cancellare migliaia di ettari di terreni fertili e produttivi.

Il punto centrale della questione riguarda l’installazione di grandi impianti che spesso richiedono l’espianto di ulivi sani o la rimozione di coltivazioni storiche. Gennaro Sicolo, alla guida della CIA pugliese e vicepresidente nazionale dell’organizzazione, ha espresso soddisfazione per l’apertura mostrata dal presidente Decaro e dall’assessore Paolicelli. La posizione degli agricoltori è netta: l’energia verde è fondamentale, ma non può essere realizzata a scapito di un patrimonio naturale e gastronomico che rappresenta l’identità stessa della regione e la base della sua economia.

Il cuore pulsante di questa nuova normativa è l’articolo 5, una norma che definisce gli uliveti e le produzioni di qualità come beni di interesse pubblico prevalente. In pratica, quando si dovrà decidere se autorizzare un nuovo parco solare, la tutela di marchi come DOP, IGP e delle colture tradizionali avrà un peso maggiore rispetto alla produzione energetica. Questo significa mettere in sicurezza non solo il paesaggio, ma anche il lavoro di migliaia di aziende che ogni giorno producono olio, vino e specialità famose in tutto il mondo.

La battaglia della CIA non si ferma però alle aule del consiglio regionale, ma continua anche sul piano legale per difendere la vocazione agricola della Puglia. L’obiettivo finale resta quello di garantire che l’approvazione definitiva della legge confermi questi pilastri. Proteggere la terra significa assicurare un futuro al comparto primario e mantenere intatta la bellezza del territorio, evitando che distese di specchi neri prendano il posto di alberi secolari e campi coltivati, un patrimonio che appartiene a tutti i cittadini pugliesi.

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Anna Caprioli

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