Denuncia dell’associazione nazionale sul business degli affidi e l’eccessiva discrezionalità dei servizi sociali. Dal caso Bibbiano all’ordinanza dell’Aquila: la richiesta di trasparenza nei procedimenti minorili e la proposta in 6 punti per una rivoluzione della tutela minorile.
L’associazione nazionale Padri in Movimento, guidata Jakub Golebiewski , ha deciso di sollevare un velo di indignazione su una delle ferite più profonde della società italiana: il funzionamento del sistema di tutela dei minori. Attraverso una denuncia che non ammette repliche, la presidenza descrive un apparato amministrativo che troppo spesso si trasforma da alleato delle famiglie in un ostacolo insormontabile, capace di spezzare legami profondi con una discrezionalità che rasenta l’arbitrio. La posizione espressa dal dott. Golebiewski non è solo una critica superficiale, ma un grido di dolore per migliaia di genitori e figli che finiscono stritolati in ingranaggi burocratici privi di quella trasparenza necessaria quando in gioco c’è il futuro di un bambino.
L’associazione richiama con forza l’attenzione pubblica su casi che hanno segnato la storia recente della giustizia italiana, come le ombre emerse dall’inchiesta Angeli e Demoni o le controverse decisioni riguardanti i nuclei familiari più fragili. Il cuore della denuncia risiede nel modo in cui lo Stato sceglie di intervenire nella vita privata dei cittadini. Invece di investire risorse per sostenere i genitori in difficoltà economica o sociale, il sistema sembrerebbe preferire la via traumatica dell’allontanamento forzato. Per Golebiewski , la deriva sistemica attuale mette in discussione i principi cardine della nostra Costituzione e dei trattati internazionali, trasformando quello che dovrebbe essere un supporto preventivo in una gestione puramente residenziale e fredda del disagio umano.
I numeri citati dal Presidente rappresentano una dichiarazione di fallimento istituzionale che non può essere ignorata. Si stima che ogni anno tra i trentamila e i quarantamila minori vengano allontanati dalle loro case per essere collocati in strutture extra-familiari. Questo fenomeno alimenta un impatto economico impressionante, con cifre che oscillano tra i due e i quattro miliardi di euro annui. Mantenere un minore in una comunità ha costi esorbitanti per la collettività, con rette giornaliere che possono arrivare fino a quattrocento euro. In questo contesto, sorge una domanda scomoda ma necessaria: perché queste enormi risorse non vengono impiegate per aiutare le famiglie d’origine a superare le proprie criticità? Quando l’allontanamento diventa una prassi ricorrente e non l’ultima risorsa possibile, significa che il sistema di prevenzione ha smesso di funzionare, preferendo la burocrazia al benessere reale dei più piccoli.
La proposta di riforma portata avanti dall’associazione si fonda sulla richiesta di una trasparenza integrale. Non è più accettabile che la vita di un bambino dipenda da relazioni tecniche dei servizi sociali che i genitori non possono discutere apertamente prima che arrivino sul tavolo di un magistrato. Il diritto al contraddittorio deve essere sacro e inviolabile in ogni fase del procedimento. Si chiede inoltre che venga introdotta una responsabilità reale e verificabile per tutti gli operatori e le cooperative coinvolte negli affidi, eliminando zone d’ombra che favoriscono solo chi gestisce il business delle strutture residenziali. La priorità assoluta deve tornare a essere la bigenitorialità e l’affidamento parentale, valorizzando il ruolo dei parenti più stretti prima di considerare qualsiasi collocamento esterno che possa aggravare il trauma della separazione.
Il vertice di Padri in Movimento ribadisce che la povertà non può e non deve mai essere un motivo per strappare un figlio ai suoi genitori. Lo Stato ha il dovere di proteggere l’infanzia, ma questa protezione non può passare attraverso la distruzione della famiglia. Serve un welfare che sappia ricomporre e non dividere, che sappia ascoltare prima di giudicare e che intervenga con la forza delle idee e del sostegno concreto, non con l’autorità di una divisa o di una sentenza frettolosa. La battaglia entra ora nel vivo del dibattito politico nazionale, con l’obiettivo di restituire dignità a migliaia di padri e madri che oggi si sentono indifesi davanti a un sistema percepito come ostile.
WideNews continuerà a dare voce a questa denuncia, presidiando l’informazione affinché questo grido diventi il motore di un cambiamento legislativo ormai non più rinviabile per il bene di tutti i bambini italiani.
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