L’ombra di un disavanzo sanitario da 360 milioni di euro si proietta sul primo Consiglio regionale dell’era Decaro, delineando uno scenario di estrema criticità per le casse della Puglia. Sebbene le stime iniziali ipotizzassero un passivo di 460 milioni, il processo di consolidamento dei conti delle singole Asl sembra orientare il risultato finale verso una cifra leggermente più contenuta, ma comunque tale da imporre interventi drastici sulla spesa corrente e sulla leva fiscale.
Il mancato pareggio di bilancio espone la Regione a conseguenze normative severe: oltre alla prosecuzione del Piano Operativo di affiancamento ministeriale, incombe il rischio dell’aumento automatico dell’addizionale regionale Irpef al 3,33%. Si tratta di una misura di salvaguardia che colpirebbe direttamente i contribuenti pugliesi qualora non si riuscisse a garantire la copertura del disavanzo attraverso il bilancio autonomo.
L’analisi territoriale: Asl Bari e Policlinico in sofferenza
I risultati di preconsuntivo evidenziano squilibri significativi tra le diverse aziende del sistema sanitario regionale. Al netto delle compensazioni interne, la Asl Bari registra un passivo di 81 milioni di euro, cifra quasi identica a quella del Policlinico di Bari (-80,6 milioni). In provincia, la situazione resta tesa con la Asl Brindisi a -67 milioni e la Asl Foggia a -60 milioni.
L’assessore alla Salute, Donato Pentassuglia, ha invitato alla stabilità istituzionale, fissando al 30 aprile la data per la consegna dei bilanci definitivi al Ministero dell’Economia. Pentassuglia ha ribadito che, nonostante un incremento dei costi pari a 370 milioni, la spesa sanitaria pugliese continua a crescere a un ritmo inferiore rispetto alla media nazionale, pur scontando criticità ataviche nel riparto dei fondi tra le regioni.
Verso il 10 marzo: il tavolo ministeriale e le nuove nomine
Il prossimo 10 marzo rappresenterà un passaggio cruciale con la prima verifica presso il MEF. La Regione ha circa tre mesi per strutturare un piano d’attacco che comprenda la razionalizzazione della rete ospedaliera e la stabilizzazione dei vertici aziendali. Attualmente, sei aziende sanitarie su dieci sono affidate a commissari o in proroga; le nuove nomine dei direttori generali, previste entro marzo, saranno fondamentali per garantire la continuità gestionale necessaria a rientrare dai debiti.
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