Stato di agitazione e inagibilità: il collasso di una comunità educante sotto il peso dell’imperizia
Esiste un punto di rottura in cui la pazienza si trasforma in esasperazione e il silenzio istituzionale diventa complice del declino. La situazione dell’istituto Giulio Cesare-Romanazzi di Bari ha ampiamente superato quel limite. Non si tratta più soltanto di una sede inagibile o di una cronica carenza di spazi: siamo di fronte al fallimento del modello di “comunità educante”, travolto da una gestione che sindacati e famiglie definiscono, con crescente severità, autoritaria e disorganizzata. Mentre le mura del plesso “Curi” cedono sotto il peso di pilastri ammalorati, a crollare è soprattutto la fiducia dei genitori, costretti a vedere i propri figli sacrificati sull’altare di turnazioni pomeridiane insostenibili e orari cambiati freneticamente per ben 16 volte dall’inizio dell’anno.
L’assemblea sindacale indetta da Cisl, Gilda, Snals e Anief ha descritto un quadro desolante: un contesto lavorativo lontano anni luce dal dialogo e dal rispetto della dignità professionale. Lo stress “lavoro-correlato” e la violazione del diritto alla disconnessione sono solo i sintomi di una patologia gestionale che ha portato alla proclamazione dello stato di agitazione. La minaccia di uno “sciopero di scuola” per il prossimo 9 marzo è l’ultima chiamata per una dirigenza accusata di aver ignorato il benessere di docenti e studenti, preferendo la frammentazione al confronto.
In questo scenario di macerie burocratiche, la voce dei genitori si leva con una compostezza che rende il loro grido ancora più assordante. Hanno ragione i padri e le madri che si sentono traditi: avevano scelto un’offerta formativa fatta di laboratori digitali e web radio, e si ritrovano oggi a implorare permessi d’uscita per i figli pendolari che rischiano di restare a piedi perché l’ultima corsa dell’autobus non aspetta i ritardi di una scuola senza bussola. Hanno ragione i giovani speranzosi atleti che vedono svanire i loro sacrifici sportivi e i ragazzi con disabilità le cui routine terapeutiche sono state messe a rischio da scelte calate dall’alto. La verità, amara ma evidente, è che la “fuga” dall’istituto — con decine di nulla osta già pronti — non è un capriccio, ma un atto di legittima difesa del diritto allo studio.
Mentre la Città Metropolitana e il Comune cercano affannosamente luoghi idonei per sostituire il plesso del Curi, dichiarato inagibile insieme al Cinema Esedra, resta il sospetto che l’emergenza strutturale sia stata utilizzata come paravento per nascondere lacune organizzative più profonde. Se è vero che la sicurezza statica non si negozia, è altrettanto vero che il rispetto per le famiglie e per la vita dei ragazzi non può essere considerato un optional burocratico. Quando un’istituzione scolastica smette di ascoltare il territorio, smette di essere scuola.
WideNews, nel rispetto della propria etica professionale, si schiera dalla parte della trasparenza e della verità, accogliendo con estrema serietà le denunce di chi vive quotidianamente questo disastro. Crediamo fermamente che il benessere degli studenti non possa essere subordinato a logiche di gestione carenti di empatia e lungimiranza. Ci impegniamo a monitorare ogni passo della conciliazione davanti al Prefetto, affinché non siano sempre e solo i ragazzi a pagare il prezzo di un’amministrazione che ha smarrito il senso profondo del proprio ruolo educativo.
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