Bari – Il “caso” Giulio Cesare-Romanazzi: la rabbia delle famiglie, tra doppi turni e laboratori sacrificati

Inagibile il plesso del Curi, è caos totale

Quella che doveva essere la settimana della ripartenza e del ritorno alla normalità si è trasformata nell’ennesimo capitolo di un’odissea burocratica e strutturale che sta mettendo in ginocchio uno degli istituti storici di Bari. Una comunicazione via PEC della Città Metropolitana, piombata sulla scrivania della dirigente Rosangela Colucci, ha gelato ogni speranza: le attività didattiche presso l’immobile di Largo Monsignor Curi devono essere sospese con effetto immediato. Il motivo è di una gravità estrema: le indagini condotte sui pilastri del sottostante Cinema Esedra (di proprietà della parrocchia San Giuseppe) hanno evidenziato criticità tali da far scattare il divieto di accesso e la dichiarazione di inagibilità fino al completo ripristino della sicurezza statica.

Il plesso del quartiere Madonnella, che ospitava parte delle classi del Giulio Cesare-Romanazzi, è ora una “zona rossa” vietata a studenti e docenti. Il paradosso è che proprio i lavori di manutenzione ordinaria nelle aule avevano spinto la scuola a ricorrere ai contestatissimi doppi turni, con la promessa di rientrare in sede il 23 febbraio. Quella promessa è svanita nel fango di pilastri ammalorati, lasciando la dirigente e la Città Metropolitana davanti a un vicolo cieco: con il plesso di viale Einaudi ancora interessato dai grandi cantieri del PNRR, la scuola è letteralmente senza tetto per centinaia di ragazzi.

Il clima tra le mura (virtuali) dell’istituto è incandescente. Le famiglie descrivono una situazione di totale abbandono informativo: “Brancoliamo nel buio, apprendiamo le notizie dai giornali mentre i nostri figli subiscono ritmi insostenibili”, denunciano i genitori. I numeri della crisi sono impietosi: si parla di un’emorragia di iscritti, con circa 80 richieste di nulla osta già presentate per fuggire verso altri istituti e una previsione di iscrizioni per il prossimo anno che tocca il minimo storico (appena 30 nuove matricole a fronte di 260 alunni in uscita). I doppi turni pomeridiani stanno scardinando la vita di intere famiglie: i pendolari chiedono permessi di uscita anticipata per non perdere le ultime coincidenze dei bus, mentre i ragazzi che praticano sport a livello agonistico sono costretti a scegliere tra lo studio e l’allenamento.

Anche l’offerta formativa, fiore all’occhiello della fusione tra Giulio Cesare e Romanazzi, appare oggi un lontano ricordo. Laboratori all’avanguardia, progetti per la web radio e aule digitali sono stati sacrificati o trasformati in aule di fortuna per gestire il sovrappopolamento. Se per gli studenti con disabilità si è riusciti a mantenere l’orario mattutino per non compromettere le terapie, per il resto della popolazione scolastica la quotidianità è un rebus fatto di lezioni che iniziano quando il sole tramonta. La Città Metropolitana assicura ricerche “a tappeto” in tutti gli edifici scolastici di Bari, ma la realtà è che, ad oggi, non esistono spazi disponibili. Il rischio concreto è che il “gigante” della scuola barese finisca travolto non solo dai cedimenti strutturali del Curi, ma da una gestione emergenziale che sembra aver perso il controllo della bussola.

WideNews, nel rispetto della propria etica professionale, dà voce al grido di allarme di una comunità scolastica e delle famiglie che si sentono tradite dalle istituzioni. Crediamo fermamente che la dignità della scuola passi per edifici sicuri e una programmazione che rispetti la vita di studenti e docenti. Ci impegniamo a onorare il patto di fiducia con il pubblico monitorando quotidianamente l’evolversi della situazione strutturale e le risposte (o i silenzi) della Città Metropolitana, affinché il diritto allo studio non rimanga schiacciato sotto il peso di pilastri pericolanti e burocrazia immobile.

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Elvira Zammarano

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