La Teologia di Roberta Simini: “Voi siete il sale della terra”. Significato biblico, missione cristiana e responsabilità della fede

Gesù parla ai suoi discepoli più intimi, a quelli che saranno gli apostoli. Non parla alla folla, ma fa un discorso per iniziati, ossia per coloro che già hanno scelto di seguirlo e riconoscerlo come maestro e guida.

Voi siete il sale della terra… ma se il sale perde il sapore con cosa glielo si restituirà?

Terribile domanda, da chi è padrone del presente ma anche del futuro.

Il sale aveva, nel mondo antico, un tale valore che la paga dell’operaio era detta anche salario e lo è ancora oggi. Il sale serve a conservare i cibi, soprattutto in tempi in cui non esistevano i frigoriferi e le ghiacciaie erano rare e patrimonio dei più ricchi.

Il sale dà sapore ai cibi, oggi si fa una guerra aperta al sale in cucina, ma il sale, in giuste quantità è indispensabile per rendere gustoso ciò che si mangia e si offre agli ospiti.

Il sale dà sapore, conserva gli alimenti senza che ammuffiscano. Quello che Gesù fa è un paragone perfetto, voi siete il sale, voi e non altri, voi potete fare in modo che questo mondo non imputridisca nell’ingiustizia, nella cattiveria, nello sfruttamento della povertà altrui, nella discriminazione, nel ladrocinio dei singoli e dei popoli.

Voi siete i responsabili di questo essere sale della terra.

Terribile responsabilità, ma Dio è lì per sostenere, aiutare, dare la forza, il coraggio, è necessario solo rispondere a questa chiamata che è generale, che coinvolge tutti i cristiani, semplici fedeli, consacrati, sacerdoti e vescovi.  Ma se il sale perde il sapore? Se ci si nasconde dietro la preoccupazione di non fare proselitismo, di non offendere chi si sente diverso, chi vuole vivere secondo i suoi istinti, alla ricerca del piacere, costi quello che costi, provocando sofferenze, cercando di tappare la bocca di chi grida la verità: perché se tacerete voi grideranno le pietre! Con cosa glielo si renderà?

Voi siete la luce del mondo, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul lucerniere, perché illumini tutta la casa. (Mt 5, 14-16)

Dovremmo chiederci: siamo diventati lampade sotto il moggio? Quando diciamo che tutte le religioni sono in fondo vie buone per arrivare a Dio? Forse sembriamo rispettosi degli altri, ma, in realtà, stiamo chiudendo loro la via della salvezza.

Io sono la via, la verità e la vita…(Gv,14,6) io sono la porta delle pecore, chi non passa attraverso me non entra nel Regno dei cieli. (Gv 10, 1-10)

Non diceva sul serio Gesù? Per quante volte lo ripete, nei Vangeli, dobbiamo non prenderlo sul serio?

Sembra che la spinta missionaria, nella nostra Chiesa, non si sia esaurita, ma si sia trasformata in una forma, efficientissima e benemerita sì, di assistenza sociale, ma mettendo la fede in Gesù Cristo, Signore e Salvatore del mondo, molto tra parentesi.

Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio!

Gesù ci ha avvisati, lo ha fatto duemila anni fa, ma per lui duemila anni sono come il giorno di ieri che è passato, come dice il salmo 90, (leggermente modificato da mille a duemila)

Riflettiamoci, abbiamo perso il sapore, a che serviamo, in cosa siamo diversi, alternativi agli altri che fanno assistenza, a volte lucrandoci sopra, a volte veramente gratuitamente. In cosa siamo sale della terra?

E Gesù in che modo è via verità e vita? Lo è per chi lo riconosce e per chi no? E dov’è la libertà dell’uomo? In questo: tutti salvati, che lo vogliano o no!

Fatta sempre salva l’ignoranza incolpevole, ovviamente, ma l’ultima parola spetta a Dio.

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Roberta Simini

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