La Teologia di Roberta Simini – Il Battesimo di Gesù nel Giordano: significato e rivelazione del Figlio di Dio

Il Vangelo di Matteo al capitolo 3, versetti 13 – 17, fa iniziare l’attività pubblica di Gesù con il Suo Battesimo nel Giordano ad opera di Giovanni il Battista.

Esisteva nella tradizione giudaica, ed esiste ancora, l’uso di praticare bagni purificatori, per le molte impurità rituali, contemplate dalla Legge di Mosè e dal suo ampliamento ad opera delle scuole rabbiniche. Il contatto con il sangue, vedi ciclo mestruale nella donna, o qualunque ferita per tutti, uomini e donne, il contatto con il corpo dei defunti, l’involontaria assunzione di cibi non kosher, procurano un’impurità rituale, la purificazione avviene con un bagno nelle apposite vasche o piscine poste nei pressi delle sinagoghe.

Una cosa però è l’impurità rituale, un’altra è il peccato. Il peccato vero richiede sempre piena coscienza e deliberato consenso, non solo per la religione cristiana.

Giovanni richiedeva la confessione dei peccati veri e propri e il suo battesimo procurava il perdono da parte di Dio. La gente accorreva lungo le rive del Giordano e tra loro anche scribi e farisei. Si sa tutti siamo peccatori, anche coloro che si sforzano di dedicare tutta la vita al Signore, ma Gesù? Cosa ci fa Gesù tra i peccatori che accorrono da Giovanni per ricevere il suo Battesimo? In verità il primo a chiederselo è proprio lo stesso Giovanni: Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? (Mt 3, 14).

Più volte i Vangeli ci riportano l’annuncio di Giovanni che indica in Gesù il vero Messia, è chiaro che si stupisca nel vederlo venire da lui.

Ma Gesù risponde parlando di adempiere ogni giustizia. Gesù vuole unirsi spiritualmente a quei peccatori che è venuto a salvare, confondersi tra di loro per manifestare fino in fondo di aver preso la loro carne, sia pure nella Sua impeccabilità.

Quello che succede dopo “rimette le cose a posto”: si aprono i cieli (non dimentichiamo che sia in greco che in ebraico i cieli è sempre una parola plurale) e lo Spirito Santo scese su di Lui, come una colomba, non in forma di colomba, ma con la delicatezza con cui le colombe planano sul terreno, e una voce dal cielo disse: Questi è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto, (ascoltatelo) Mt 3, 17.

Questo passo dei Vangeli ha dato adito ad interpretazioni diverse, come quella dell’eresiarca Ario, che vede in quel momento l’unione del Messia con l’uomo Gesù, negando l’unità delle nature e la divinità del Figlio, Unigenito dal Padre.

La Chiesa tutta rigetterà questa interpretazione soprattutto nel Concilio di Nicea del 325, ma questa eresia non è mai scomparsa ed esiste ancora con nomi diversi in molte sette, come ad esempio i testimoni di Geova, che negano la Trinità.

Noi cristiani proclamiamo che Gesù è il Figlio Unigenito dal Padre, della Sua stessa Sostanza, che si è incarnato in Maria Vergine ed è morto e risorto per noi.

Senza questo nucleo fondamentale di verità non possiamo dirci cristiani.

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Roberta Simini

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