Ridurre le liste d’attesa diventa il banco di prova immediato del nuovo corso della Regione Puglia. A meno di ventiquattro ore dalla proclamazione ufficiale, il presidente Antonio Decaro imprime una decisa accelerazione alla sua agenda politica firmando il primo provvedimento del mandato, interamente dedicato alla sanità. Un atto simbolico e operativo insieme, che mette al centro uno dei nodi più sentiti dai cittadini: i tempi di accesso a visite ed esami diagnostici, spesso incompatibili con il diritto alla cura.
Il provvedimento, in fase di firma, chiama direttamente in causa tutte le Asl pugliesi, invitate a predisporre un piano sperimentale per l’abbattimento delle liste d’attesa e ad avviare una verifica puntuale sull’equilibrio tra prestazioni istituzionali e attività in intramoenia. La linea indicata dal presidente è netta: intervenire subito, con strumenti concreti e risultati misurabili.
Il piano avrà una durata definita, dal 1° febbraio al 30 giugno, e nasce al termine di un confronto serrato tra vertici politici e tecnici della Regione. Le criticità sono emerse chiaramente da un monitoraggio condotto da Aress, che individua le maggiori congestioni nelle prestazioni brevi e urgenti. Proprio su questo fronte le aziende sanitarie dovranno concentrare le azioni correttive, con l’obiettivo di alleggerire le agende e restituire tempestività al sistema.
Tra le misure più incisive figura l’estensione degli orari di apertura degli ambulatori specialistici e dei servizi di diagnostica. Il piano prevede la possibilità di effettuare esami e visite fino alle 23 e anche nei fine settimana, introducendo prestazioni aggiuntive per recuperare i ritardi accumulati. Alle Asl viene inoltre chiesto di individuare ulteriori soluzioni organizzative, purché orientate a una riduzione effettiva dei tempi di attesa.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda l’intramoenia, da anni al centro di polemiche e segnalazioni. Decaro raccoglie il malcontento dei cittadini che denunciano un sistema percepito come iniquo, nel quale chi paga (tanto) ottiene risposte più rapide. Il provvedimento impone alle aziende sanitarie una relazione dettagliata sul rapporto tra prestazioni pubbliche e attività libero-professionali svolte all’interno delle strutture. Dove emergeranno squilibri, sono previste sanzioni. Una scelta che segna una discontinuità politica e riafferma il principio dell’accesso equo alle cure.
Il piano interviene anche sul tema dell’appropriatezza diagnostica. Secondo dati Aress, circa il 40 per cento delle prescrizioni di radiodiagnostica, in particolare Tac e risonanze magnetiche, risulterebbe potenzialmente inappropriato. Un volume di richieste che alimenta artificialmente le liste d’attesa e che impone una riflessione strutturale sul percorso prescrittivo, dalla medicina territoriale agli ospedali.
L’atto sulla sanità sarà licenziato in giornata dai tecnici del dipartimento Salute e rappresenta solo il primo tassello dell’azione del nuovo governatore. La giornata di Decaro prosegue infatti su altri fronti strategici, tra sanità e lavoro, con la partecipazione al tavolo regionale sulla vertenza Natuzzi e la proclamazione dei nuovi consiglieri regionali. Un mandato al via che punta a dare un segnale chiaro: la sanità torna al centro dell’agenda politica pugliese.
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