Dagli “impresentabili” segnalati dall’Antimafia alle Regionali pugliesi all’accordo bipartisan sul “consenso libero” nel reato di violenza sessuale: due notizie diverse ma unite dallo stesso obiettivo, quello di un Paese più giusto e responsabile.
Dal Sud al cuore del Parlamento, due notizie apparentemente lontane raccontano un’Italia che prova a riaffermare la –legalità, tanto nelle istituzioni quanto nella vita civile. In Puglia, la Commissione Parlamentare Antimafia ha segnalato quattro candidati “impresentabili” alle prossime elezioni regionali; a Roma, invece, la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità un emendamento bipartisan che introduce nel Codice penale il principio del “consenso libero e attuale” nel reato di violenza sessuale.-
Due fatti distinti, ma uniti da un’unica tensione morale: quella di un Paese che cerca credibilità e rispetto delle regole, dentro e fuori le istituzioni.
A comunicarlo è stata la presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, che ha indicato quattro candidati in violazione del codice di autoregolamentazione: Antonio Ruggiero, Paride Mazzotta e Pasquale Luperti (tutti nella lista Forza Italia–Berlusconi–PPE a sostegno di Luigi Lobuono) e Marcello Cocco della lista “Alleanza Civica per la Puglia”. La decisione, che ha coinvolto anche altre regioni come la Campania, ha scatenato immediate reazioni politiche.
Tra i primi a rispondere, Paride Mazzotta, consigliere uscente di Forza Italia, che ha parlato di un “errore di persona” e chiesto una rettifica pubblica: «Mi vengono attribuiti reati mai contestati. È un errore grave che danneggia la mia immagine in piena campagna elettorale». La Commissione, tuttavia, ha replicato che dagli atti della Procura di Lecce non emerge alcuna confusione sull’identità del candidato.
Mentre la questione pugliese riporta al centro la necessità di trasparenza e moralità nella rappresentanza pubblica, a Montecitorio la politica ha dimostrato che l’unità è possibile quando si parla di diritti fondamentali. La Commissione Giustizia della Camera ha approvato un emendamento condiviso da Carolina Varchi (Fratelli d’Italia) e Michela Di Biase (Partito Democratico), che riconosce la mancanza di consenso libero e attuale come elemento costitutivo del reato di violenza sessuale.
Un segnale importante, arrivato dopo giornate di tensione politica e polemiche sull’educazione affettiva nelle scuole. Ma questa volta, anche dopo aspri confronti, Elly Schlein e Giorgia Meloni hanno sostenuto insieme una modifica considerata da molti come un passo avanti per la civiltà giuridica italiana.
Il nuovo testo rafforza la tutela delle vittime e definisce chiaramente che ogni rapporto deve basarsi su una volontà espressa, libera e consapevole. È una norma che allinea l’Italia alle legislazioni europee più avanzate e che riafferma il principio per cui il rispetto dell’altro è la prima forma di legalità.
Due storie diverse, dunque, ma legate da un filo comune: la ricerca di una giustizia più vera, che passi attraverso la correttezza dei rappresentanti pubblici e la tutela della dignità personale.
Perché, come dimostrano la vicenda pugliese e la riforma sul consenso, la legalità non è solo una regola da rispettare, ma un valore da vivere ogni giorno.
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foto: Quirinale.it
Roma/Bari