Bari, caso di revenge porn: 15enne indagato per diffusione di video intimi

Il ragazzo, coinvolto nella vicenda giudiziaria che aveva travolto una insegnante è oggi al centro di un’indagine per produzione e diffusione di materiale pornografico.

Da testimone e parte civile a indagato. È la conseguenza imputata a un ragazzo di 15 anni di Bari, protagonista di una vicenda che intreccia adolescenza, giustizia e social network. Il giovane, coinvolto nel caso che vedeva imputata l’insegnante D. C., è oggi accusato di revenge porn per aver diffuso video intimi realizzati durante la loro relazione.

Le indagini coordinate dalla Procura di Bari hanno accertato che il minorenne avrebbe condiviso quei filmati con coetanei e creato gruppi online dove circolavano anche video espliciti di altre ragazze, alcune delle quali minorenni. Il fascicolo è stato poi trasferito alla Procura per i Minorenni, poiché i presunti reati risalgono a quando il ragazzo aveva ancora 15 anni.

La storia di D. C., insegnante barese trasferitasi al Nord, aveva già scosso l’opinione pubblica. Condannata in primo grado a sette anni e tre mesi di reclusione per corruzione di minorenne e produzione di materiale pedopornografico, era poi stata assolta in appello, che ha ribaltato completamente il verdetto iniziale. Nel 2021, dopo un periodo agli arresti domiciliari, l’insegnante aveva iniziato una campagna social per denunciare le presunte ingiustizie del processo, arrivando a dichiarare la volontà di abbandonare la scuola per diventare avvocata.

Secondo quanto emerso, uno dei ragazzi che frequentavano la docente — oggi 19enne — avrebbe mantenuto contatti con lei anche dopo la scarcerazione, rivelando di essersi costituito parte civile solo per ottenere un risarcimento. Durante una perquisizione effettuata nell’aprile 2024, gli inquirenti hanno sequestrato il suo telefono.Una volta recuperati i dati, le analisi informatiche hanno confermato la presenza di video a contenuto sessuale riguardanti sia D. C. che un’altra ragazza minorenne.

Le prove hanno spinto la Procura a contestare al giovane due capi d’imputazione: produzione e diffusione di materiale pornografico. Secondo gli investigatori, il ragazzo avrebbe gestito più profili social, in particolare su Instagram, dove condivideva contenuti intimi di coetanee e conoscenti.

La vicenda pone interrogativi profondi sul rapporto tra adolescenti e tecnologie, ma anche sulla sottile linea che separa la curiosità dalla trasgressione e la vittima dal colpevole. La diffusione incontrollata di immagini private continua a rappresentare una delle emergenze più gravi del mondo digitale, dove un gesto impulsivo può trasformarsi in un reato e cambiare per sempre la vita di chi vi è coinvolto.

Il caso barese, ora all’esame dei magistrati minorili, è un nuovo monito sulla necessità di educare i giovani a un uso consapevole dei social e del corpo online, dove la leggerezza può facilmente trasformarsi in violazione della dignità altrui.

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Elvira Zammarano

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