Terlizzi, confiscati beni a trafficante di droga: villa, terreni e azienda sequestrati dai Carabinieri

Maxi operazione patrimoniale eseguita a Bari: la Corte d’Appello accoglie la richiesta della Procura Generale. Smascherata una ricchezza sproporzionata rispetto ai redditi

Un’importante operazione contro la criminalità è stata portata a termine dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, che hanno eseguito un decreto di confisca allargata ai sensi dell’articolo 240-bis del Codice Penale. Il provvedimento è stato emesso dalla Corte di Appello di Bari, Prima Sezione Penale, su richiesta della Procura Generale della Repubblica, e riguarda un soggetto già condannato in via definitiva per traffico di sostanze stupefacenti.

I reati contestati risalgono all’aprile del 2006 e sono stati commessi nei comuni di Bari, Grumo Appula e Terlizzi. Il pregiudicato, noto alle forze dell’ordine, è stato condannato a quattro anni di reclusione e al pagamento di una multa di 20.000 euro. A seguito della condanna irrevocabile, la Procura ha disposto una complessa attività di accertamento patrimoniale, condotta in collaborazione con la Sezione specializzata del Nucleo Investigativo dei Carabinieri e il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria distaccato presso la stessa Procura Generale.

Le indagini hanno ricostruito l’intera situazione economica del condannato e del suo nucleo familiare, evidenziando una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni effettivamente posseduti. È emersa una ricchezza illecita formalmente intestata ai familiari, ma riconducibile direttamente al condannato. Tra i beni confiscati figurano una villa, tre terreni agricoli coltivati a mandorleti e uliveto, due fabbricati a uso industriale e un’azienda operante nel commercio di rottami ferrosi, veicoli e pezzi di ricambio, comprensiva dell’intero compendio aziendale.

La Corte di Appello ha accolto integralmente la richiesta della Procura, ritenendo fondate le risultanze investigative che hanno dimostrato come il patrimonio accumulato sia frutto di attività illecite, in particolare del traffico di droga. Il provvedimento di oggi dimostra ancora una volta quanto sia strategico, nella lotta alla criminalità organizzata, colpire i patrimoni ottenuti in modo illegale. Non basta infatti perseguire penalmente gli autori dei reati: è altrettanto necessario aggredire i loro capitali, privandoli delle risorse economiche con cui finanziano le attività criminali.

L’azione coordinata tra magistratura e forze dell’ordine ha confermato l’efficacia del modello investigativo patrimoniale, fondato su analisi finanziarie dettagliate e sul confronto sistematico tra redditi, proprietà e stili di vita. Tuttavia, il provvedimento di confisca non è ancora definitivo. È infatti impugnabile dinanzi alle competenti autorità giudiziarie e, pertanto, resta sub judice fino alla conclusione dell’intero iter processuale.

Questa operazione rappresenta un segnale forte e chiaro: lo Stato è determinato a colpire non solo i reati ma anche i profitti che ne derivano, ristabilendo giustizia attraverso la trasparenza patrimoniale e la legalità economica.

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Elvira Zammarano

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