Mentre le leggi ambientali si inaspriscono a livello europeo, un’area ad alta densità di traffico si trasforma in una discarica a cielo aperto, sollevando interrogativi sulla vigilanza degli enti locali

L’Italia si prepara a recepire la Direttiva UE 2024/1203, inasprendo le norme penali a tutela dell’ambiente con pene più severe, confische e una maggiore responsabilità per le aziende. Un passo decisivo che dovrebbe lanciare un segnale forte contro chi attenta al nostro territorio. Eppure, proprio mentre la legge si fa più rigida, la realtà quotidiana continua a mostrare uno scenario di degrado e abbandono, come dimostra un recente caso nel comune di Capurso, in provincia di Bari.

In un’area strategica, ad alta densità di traffico, limitrofa alla complanare della Statale 100 e ad una zona residenziale più interna del Comune di Cellamare (TerrAlta), la situazione è allarmante. Una pattuglia della DELEGAZIONE PROVINCIALE ANUU MIGRATORISTI del NUCLEO DI BARI ha rilevato la presenza di rifiuti eterogenei e speciali, in parte bruciati, oltre a tracce di combustione di vegetazione. Un paesaggio desolante, che va in netto contrasto con il D.Lgs. 152/2006, noto come Testo Unico Ambientale, e con la L.R. Puglia n. 38/2016. In un’area di cantiere apparentemente dismessa su cui insiste un grosso edificio in fase di costruzione la cui gestione è affidata ad una curatela fallimentare barese, sono stati trovati due veicoli abbandonati privi di ruote motrici, segno di una completa mancanza di controllo e di un’amministrazione, irresponsabile dell’ area che, secondo le coordinate GPS fornite, ricade in un punto preciso: 41°00’54.6″N 16°54’46.3″E.


Questo episodio non è un caso isolato, ma il sintomo di un problema più profondo. Mentre a livello normativo si discute di responsabilità aziendali e di sanzioni più pesanti, la tutela del territorio ricade sulla vigilanza degli enti locali, come i Comuni. I cittadini segnalano, ma spesso l’intervento arriva tardi o non arriva affatto, lasciando che queste zone diventino terre di nessuno, preda di chi non ha alcun rispetto per l’ambiente, la legalità e la salute pubblica della comunità.

L’inasprimento delle pene, con il recepimento della Direttiva UE 2024/1203 entro maggio 2026, mira a rendere il quadro sanzionatorio più omogeneo e severo, introducendo nuove fattispecie di reato e innalzando le pene detentive e pecuniarie. Adesso, reati come l’abbandono di rifiuti e il disastro ambientale possono portare anche a diversi anni di carcere. Vengono inoltre introdotte nuove sanzioni accessorie, come la confisca dei veicoli e la sospensione della licenza per il trasporto conto terzi, e si estende la responsabilità amministrativa degli enti, ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Tutto ciò, per tutelare un bene comune e la salute pubblica.
Ma a cosa servono leggi più dure se la loro applicazione resta un punto debole? La vera domanda che emerge da casi come quello di Capurso è: chi deve garantire che le norme non rimangano solo sulla carta? E cosa accade a quelle istituzioni che, per inerzia o negligenza, non riescono a proteggere il bene comune loro affidato?
Questo episodio ci ricorda che il rispetto per l’ambiente e il territorio non è solo una questione di leggi, ma di cultura, vigilanza e responsabilità condivisa. E, purtroppo, sembra che su tutti questi fronti ci sia ancora molta strada da fare.
Per ulteriori informazioni, visitare e seguire le piattaforme di informazione WideNews, disponibile al link https://www.widenews.it/ e la pagina Facebook https://www.facebook.com/WideNewsNotizieDalWebb.