Codici interviene per i rimborsi delle spese contrattuali nascoste
Estingui il tuo prestito in anticipo? Potresti avere diritto a un rimborso significativo su spese nascoste. L’associazione Codici ti guida nel recupero delle somme, svelando un diritto spesso ignorato
Hai mai estinto un prestito personale o una cessione del quinto prima della scadenza naturale? Se la risposta è sì, potresti essere tra i tanti consumatori che hanno diritto a un rimborso su spese accessorie ingiustamente trattenute. È una questione che va ben oltre la semplice burocrazia, toccando le corde dell’equità e della trasparenza nel mondo finanziario. A riaccendere i riflettori su questa pratica è l’associazione Codici, che si schiera al fianco dei cittadini per garantire la restituzione di quanto dovuto.
La svolta arriva da una decisione storica: la sentenza Lexitor del 2019, emessa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Questo pronunciamento ha stabilito un principio fondamentale: chi estingue in anticipo un contratto di credito al consumo ha diritto alla restituzione proporzionale di tutte le spese accessorie pagate all’inizio del contratto. Non si tratta di un dettaglio da poco, ma di un freno significativo a prassi bancarie e finanziarie che, per troppo tempo, hanno penalizzato i clienti. Ma quanti consumatori sono realmente consapevoli di questo diritto?
Un diritto Ccomplicato, ma sostenuto da Codici
“Siamo attivamente impegnati nell’assistere i consumatori su questo tema delicato e al tempo stesso complicato, perché presenta degli aspetti particolarmente tecnici,” dichiara Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici. L’associazione non lascia soli i risparmiatori di fronte alla complessità dei calcoli: “Ricorrendo al supporto di esperti della materia, verifichiamo che i conteggi effettuati dagli istituti di credito siano corretti. Tra l’altro con alcuni di essi abbiamo raggiunto degli accordi di conciliazione.” Un segnale chiaro che, se affrontato con competenza, il dialogo con le banche può portare a risultati concreti.
La validità di questo diritto è stata ulteriormente blindata dalla Corte Costituzionale italiana nel 2022, che ha ribadito la piena applicabilità della decisione Lexitor nel nostro ordinamento. Un doppio sigillo giuridico che rafforza la posizione del consumatore. Ma se la legge è così chiara, perché molti ancora non sanno di poter recuperare denaro? Forse è la complessità del sistema stesso, o la mancanza di una comunicazione adeguata da parte degli operatori, a creare questa “zona d’ombra”.
Quali spese sono rimborsabili e come richiederle?
A beneficiare di questi rimborsi possono essere tutti coloro che, negli anni passati, hanno anticipato la chiusura di un finanziamento. E attenzione, le spese rimborsabili non si limitano a quelle ricorrenti. La sentenza include anche costi considerati “upfront”, ovvero pagati subito e finora ritenuti non rimborsabili. Tra questi figurano: spese di istruttoria, commissioni bancarie, costi assicurativi obbligatori, spese di intermediazione e oneri accessori collegati al credito. Un elenco che evidenzia come molte voci di spesa, considerate “a fondo perduto”, siano invece soggette a restituzione proporzionale. E’ ora di fare chiarezza su questi “costi nascosti” che gravano sul consumatore
L’associazione Codici mette a disposizione i propri esperti proprio per fare ordine in questa materia. Il loro ruolo è quello di verificare la correttezza del conteggio dei rimborsi e, in caso di discrepanze, avviare l’iter necessario per richiedere quanto dovuto.
Per informazioni e assistenza, i consumatori possono contattare Codici al numero 065571996, inviare un messaggio WhatsApp al 3757793480 o scrivere un’e-mail a segreteria.sportello@codici.org. Inoltre, sul sito dell’associazione (www.codici.org) è disponibile un form dedicato per avviare la procedura di conciliazione.
Non lasciare che un diritto sancito dalla legge resti inattuato. Verificare la propria posizione è il primo passo verso un’equità finanziaria che spetta a ogni cittadino
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