Bimbo cade in piscina a Gallipoli, è grave
Un dramma in un parco acquatico di Gallipoli riaccende il dibattito sulla sicurezza in piscina. Un bambino di sette anni è in rianimazione, mentre le autorità e le associazioni chiedono una normativa chiara per evitare future tragedie.
Una giornata di divertimento in un parco acquatico si è trasformata in un incubo per una famiglia ligure, ma originaria di Tricase. Ieri mattina, in un noto parco divertimenti di Rivabella, un bambino di sette anni è stato trovato privo di sensi in una piscina. Attualmente, è ricoverato in prognosi riservata presso l’ospedale di Gallipoli, dove i medici monitorano le sue condizioni temendo possibili danni cerebrali.
L’allarme è scattato in un momento di grande affollamento. Il bambino si è allontanato dai genitori per pochi istanti. Come sia finito in acqua è ancora da chiarire, ma il padre, cercandolo disperatamente tra scivoli e giochi, lo ha visto galleggiare, privo di sensi.
Senza esitare, l’uomo si è tuffato per recuperarlo, immediatamente supportato dagli addetti al salvataggio della struttura. Le manovre di rianimazione sono partite senza un attimo di tregua. L’arrivo del 118 è stato tempestivo, e il bambino è stato trasportato d’urgenza in codice rosso all’ospedale di Gallipoli, dove è arrivato in arresto cardiaco
Dopo circa mezz’ora di incessanti manovre, il cuore del piccolo ha fortunatamente ripreso a battere, raggiungendo un ritmo che i medici dell’ospedale “Sacro Cuore” hanno giudicato accettabile. Ora è ricoverato nel reparto di Rianimazione, sotto stretta osservazione. È stata disposta una TAC, fondamentale per comprendere se la prolungata mancanza di ossigeno abbia compromesso le funzionalità cerebrali. Le prime informazioni, infatti, indicano che il bambino non avrebbe risposto agli stimoli iniziali.
Gli agenti di polizia del commissariato di Gallipoli sono intervenuti al parco acquatico per avviare un’indagine approfondita. L’obiettivo primario è accertare eventuali negligenze o responsabilità nella gestione della sicurezza della struttura. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze dai gestori e dalle persone presenti. Un ostacolo alle indagini potrebbe essere l’assenza di telecamere di sorveglianza nell’area interessata. Anche il magistrato di turno della Procura per i Minorenni è giunto sul luogo dell’incidente, ma, almeno per il momento, non ha disposto il sequestro della piscina
Sull’episodio è intervenuto con decisione Ferruccio Alessandria, presidente di Assopiscine. Alessandria ha espresso “profonda preoccupazione e vicinanza alla famiglia del bambino”, sottolineando come questo incidente si aggiunga a una serie di casi recenti che hanno coinvolto minori in contesti acquatici, riportando al centro un tema cruciale: la sicurezza nelle piscine.
“Di fronte a eventi drammatici come questo, non possiamo limitarci alla solidarietà. È il momento di agire concretamente,” ha dichiarato Alessandria. “Chiediamo da tempo una legge nazionale sulla sicurezza nelle piscine, che imponga standard minimi e obblighi chiari, come già accade in altri Paesi europei. La prevenzione non può dipendere solo dal senso di responsabilità individuale: deve essere un impegno collettivo e normato.”
Assopiscine ha evidenziato l’importanza di elementi fondamentali per prevenire simili tragedie: “la sorveglianza attiva, la formazione del personale, l’educazione all’acquaticità sin dalla prima infanzia, la segnalazione chiara dei livelli di profondità e l’impiego di sistemi di sicurezza passiva.”
“Serve un salto culturale e normativo,” ha aggiunto Alessandria. “La sicurezza in acqua non può essere considerata un’opzione. È un diritto per chi frequenta gli impianti e un dovere per chi li gestisce.” L’associazione ha rinnovato la sua disponibilità a collaborare con le istituzioni per la definizione di un quadro normativo nazionale, e prosegue il proprio impegno nel promuovere campagne di sensibilizzazione, percorsi di formazione per operatori e buone pratiche di gestione degli impianti acquatici
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