SS Pietro e Paolo le colonne della Chiesa
Nel vestibolo del Tempio di re Salomone c’erano due colonne di rame, o in alcuni testi di bronzo, chiamate Boaz e Yakim. Boaz che significava in forza era la colonna di sinistra, mentre Yakim Egli (DIO) stabilirà fermamente era quella di destra.
La tradizione del popolo ebreo dà grande importanza a queste due colonne che costituivano una connessione tra cielo e terra, un elemento catalizzatore della presenza divina. Poste all’ingresso del Tempio avvisavano il pellegrino di entrarvi con animo retto. Solo chi apparteneva al popolo ebreo poteva entrare nel Tempio gli altri, i goim se vi entravano era con la violenza, pensate ai babilonesi o ai romani.
Queste colonne non esistono più, come d’altronde lo stesso tempio, fu distrutto dall’imperatore Tito nel 70 d. C. e non ancora ricostruito. Gli ebrei attendono il Messia, il solo autorizzato a rifarlo.
La Chiesa cristiana pure ha al suo “ingresso” due colonne, ma sono colonne vive, colonne di carne e sangue, due grandi apostoli, davvero molto diversi tra di loro, per storia personale, per vocazione e per missione: Simone detto Pietro e Saulo di Tarso che cambiò il suo nome in Paolo.
Diversi per storia personale, Pietro, il pescatore della Galilea, poco istruito, che conduceva una vita assolutamente ordinaria, lavoro, famiglia, piccola comunità forse nemmeno tanto osservante e Saulo, il fariseo, il dottore della Legge, osservante, fedele alle tradizioni, cittadino romano, di famiglia patrizia, che cambiò il suo nome da Saulo, nome del primo re d’Israele in Paulus, in latino poco, piccolo, dimostrando una grande umiltà.
Pietro, scelto da Gesù come capo della Sua Chiesa, condivise tutto il percorso terreno del Maestro, fino alla Sua ascensione in cielo, ricevette lo Spirito Santo a Pentecoste con gli altri apostoli e Maria Madre di Gesù e da quel momento incominciò a evangelizzare e a fare miracoli, fu arrestato, flagellato, portato a Roma, dove continuò la sua missione e infine crocifisso, a testa in giù, per sua scelta: Non sono degno di morire come il mio Signore.
Paolo, perseguitava la Chiesa di Cristo, non aveva mai incontrato Gesù in vita, ma vide il Risorto, sulla via di Damasco, dove si recava per catturare i cristiani. Abbagliato dalla visione e rimasto cieco, incontrò la comunità cristiana di Damasco e il suo capo Anania, che perfezionò le sue conoscenze e lo battezzò.
Da quel momento Paolo fu un instancabile evangelizzatore, ma la sua intuizione principale fu che per evangelizzare i pagani, non avrebbe dovuto costringerli a passare per la circoncisione e l’adesione a tutte le leggi della Torah, Non avrebbe convertito nessuno, perché quelle norme di comportamento erano troppo lontane dalla mentalità non ebraica, si pensi alle norme alimentari: non solo niente carne di maiale, ma niente crostacei, niente molluschi, solo pesci con la spina, e la macellazione doveva essere rituale, ossia non carne col sangue, niente latticini e carne nello stesso pasto e così via.
Paolo comprese che imporre il giogo della Legge di Mosè avrebbe molto limitato la conversione al cristianesimo e sottolineò la novità che quest’ultimo portava all’umanità: una libertà da vincoli inspiegati ed inspiegabili.
La reazione dei cristiani provenienti dall’ebraismo non si fece attendere. Alcuni andarono dove lui aveva fondato le comunità cristiane e turbarono i fedeli, dicendo che il loro battesimo non valeva perché prima avrebbero dovuto essere circoncisi, con tutto quello che questo comportava.
Paolo non poteva accettarlo e si recò a Gerusalemme dagli apostoli. Il primo Concilio della Chiesa nascente si tenne quindi lì a Gerusalemme, intorno al 49 d.C.
Finalmente Pietro e Paolo si incontrarono e subito entrarono in sintonia, ci fu un acceso dibattito, ma la posizione di Paolo fu assunta da tutta la Chiesa e nessuno più poté mettere in discussine le sue conversioni. Se noi siamo cristiani lo dobbiamo a questo incontro tra le due meravigliose colonne della nostra Chiesa.
Si ritroveranno a Roma dove subiranno il martirio, ma nelle more convertiranno ed evangelizzeranno senza stancarsi mai. La Chiesa li festeggia insieme il 29 giugno.
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