Crollo in Via Pinto: Indagini e rischi ambientali in corso

Crollo in Via Pinto

Indagine penale e rischio amianto dopo il crollo della palazzina a Bari

 

Il crollo della palazzina in via Pinto 6, a Bari ,sta sollevando numerosi interrogativi, sia sul piano penale che ambientale. L’incidente, avvenuto lo scorso 5 marzo, ha portato all’apertura di un fascicolo per crollo colposo contro ignoti. Tuttavia, una nuova ipotesi di reato potrebbe emergere una volta completati gli accertamenti in corso. La complessità della questione è amplificata dalla necessità di comprendere appieno le cause del crollo e le sue conseguenze ambientali.

Dal momento del disastro, alle 18:44 del 5 marzo, le prime 26 ore sono state dedicate al soccorso. Sepolta dai detriti, i soccorritori hanno trovato Rosalia De Giosa, una donna di 74 anni, che abitava al quarto piano dell’edificio crollato. La sua salvezza, avvenuta alle 21:30 del giorno successivo, ha permesso alla Squadra mobile e alla Procura di dare il via agli accertamenti, mettendo sotto sequestro l’area colpita.

Le indagini tecniche si stanno concentrando sui pilastri dell’edificio, considerati il punto critico del crollo. Il controllo delle demolizioni è tuttora in corso, mentre i frammenti di metalli e cemento vengono analizzati per determinarne le caratteristiche strutturali. Nonostante l’incapsulamento dei materiali contenenti amianto, il rischio di contaminazione rimane elevato. Le centraline di monitoraggio, installate sia dall’Arpa che dalla ditta Gesmundo, continuano a raccogliere dati essenziali per valutare la sicurezza ambientale.

In risposta alla situazione, il Comune di Bari ha adottato misure precauzionali, tra cui l’obbligo di tenere chiuse le finestre e di indossare mascherine nelle aree circostanti l’edificio crollato. Le analisi da parte dell’Arpa, che comprendono il prelievo di polveri dai balconi degli edifici vicini, forniranno ulteriore chiarezza nei prossimi giorni. Il sindaco Vito Leccese ha già trasmesso i primi risultati all’Asl per valutare ulteriori azioni a tutela della salute pubblica.

La domanda fondamentale rimane: quali sono state le cause del crollo? Le indagini, guidate dal professor Antonello Salvatori, potrebbero presto iscrivere nuovi nomi nel registro degli indagati. Tra le ipotesi in esame, il sospetto di scavi intorno ai pilastri prima del crollo, segnalato da testimoni e tecnici, richiede un’attenta verifica.

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Anna Caprioli

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